L’arancio amaro, un semplice rimedio curativo

di Martina R Commenta

Per la cura dei nostri malesseri non sempre è necessaria l’assunzione di farmaci; spesso possiamo utilizzare i principi naturali delle piante più comuni delle quali non conosciamo le numerose proprietà benefiche all’organismo e che risultano particolarmente efficaci nella preparazione di cure dolci e omeopatiche. Un esempio emblematico è quello dell’arancio amaro, a noi particolarmente familiare.

L’arancio amaro, conosciuto in botanica come Melangolo, appartiene alla famiglia delle Rutaceae e si presenta come un albero dai rami spinosi, foglie ovali e lucenti, fiori bianchi e odorosi (zagara) e frutti rosso-arancio dal succo amaro. Anche se siamo abituati a utilizzare la varietà Citrus Vulgaris dell’arancio, riconoscibile dal ftutto dolce e succoso, impiegato nell’industria alimentare per la preparazione di marmellate, frutta candita, liquori e amari, in erboristeria e cosmesi è impiegata maggiormente la varietà dell’arancio amaro per le sue numerose proprietà curative.

Anticamente, già a partire dall’anno 1000, l’arancio amaro cominciò ad essere utilizzato nei paesi del mediterraneo come rimedio curativo: le scorze essiccate venivano aggiunte a preparati per la cura dello scorbuto; la polpa invece veniva utilizzata nella preparazione di impacchi per la cicatrizzazione delle ferite.

Ancora oggi, seppur con fini differenti, l’arancio amaro viene impiegato nella medicina alternativa soprattutto per la cura delle malattie cardiovascolari. Risulta efficace nella cura degli stati d’ansia trattati con l’aroma terapia e anche per problemi legati alla digestione. Tisane all’arancio amaro vengono indicate come ottimali per curare disturbi digestivi e inappetenza, diarree e insonnia da stress.

La buccia del frutto, ricca di oli essenziali, viene ugualmente impiegata per la cura di dermatiti e consigliata per il trattamento della pelle nelle diete dimagranti. L’uso dell’arancio amaro a fini terapeutici è sconsigliato in caso di gravidanza, allattamento e in età pediatrica; è assolutamente vietato in caso di ulcera gastrica o intestinale.

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