Aro, curiosità ed utilizzo
II nome scientifico di queste simpatiche piante deriva da una singolarissima proprietà degli Arum, ossia quella di emettere calore durante la fioritura. Infatti, Arum deriva dal greco aron che significa «caldo», «calore».
Le bacche dell’aro, invece, vengono chiamate con una definizione abbastanza sinistra, quella di: «bacche della vipera», oppure «cibo della vipera» e anche «bacche veleno». La ragione di questi attributi è ignota e non trova alcun riscontro scientifico, tuttavia è bastata per gratificare i frutti dell’aro di una nomea poco rassicurante, tanto che in molte località si provvide a distruggere sistematicamente queste specie ritenute quanto mai malefiche e per questo utilizzate in gran copia dalle fattucchiere per la preparazione di filtri mortali.
Anche nel linguaggio floreale gli aro non godono di una fama molto migliore, tanto che simboleggiano l’insidia e l’ardore dell’ira. Come capita per molte specie spontanee, anche gli Arum non sono tenuti in gran conto da un punto di vista decorativo, mentre in realtà essi potrebbero agevolmente risolvere molti e molti problemi tipici dei giardini ombrosi e umidi, delle scarpate dove non batte mai il sole, dei balconi e dei cortili eternamente in ombra. Fra l’altro, non bisogna dimenticare che l’aro, che si sviluppa assai rapidamente formando una vera e propria coltre di foglie, verdi e lucenti, è caratterizzato da un apparato radicale particolarmente robusto, che si dirama in ogni direzione e scende anche in profondità, imbrigliando il terreno ed impedendo che esso possa franare sotto l’azione delle piogge violente.
Una pianta da tenere in considerazione, dunque, soprattutto per quanti abbiano problemi di sottobosco o di angoli poveri di sole, o desiderino realizzare una intensa macchia verde cupo per far risaltare una particolare sfumatura di colore, la tinta di un lastricato o il bordo di una vasca. L’unico pericolo insito nella coltura degli Arum è quello di vederli diventare infestanti e di non riuscire più a liberarsene.
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