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  • 17
  • feb
  • 2010

Iberide, il bou­quet della sposa

Iberis

II nome scientifico dell’iberide, ossia Iberìs, deriva dall’antico nome del paese da cui provengono queste piante, l’Iberia, che cor­risponde all’attuale meravigliosa Spagna. Nel linguaggio comune le iberidi prendono vari nomi: «porcellana», «tlaspi», «bou­quet della sposa», «fiocco di neve», «ce­stello d’argento»,  «nevina».

L’iberide, come gran parte delle erbacee perenni, trova ampio impiego in molte zone dei nostri giardini, ma anche e anche sui balconi e sulle terrazze. In modo particolare, l’iberide è indicata per formare ricche bordure e macchie ai margini dei prato, per coprire brevi scarpate, per formare massa cromatica sulle roccaglie di una certa dimensione oppure per ricadere dai muretti a secco.

Le belle corolle delle iberidi si prestano anche al­la realizzazione di composizioni e rappre­sentano una fresca e gradevole decorazione per la casa, tanto più che esse resistono davvero a lungo recise, e, le loro corolle si accordano facilmente an­che con fiori di altra specie purché di colore tenue.

L’iberide si adatta con altresì facilità a qualsiasi terreno e sopporta benissimo anche prolun­gate siccità; la sua coltivazione non è quindi delle più complesse.

Naturalmente, è neces­sario rispettare alcune norme essenziali che possiamo così sintetizzare:

  • la concimazione consiste nell’unire al terreno d’impianto del fertilizzante organico;
  • le  annaffiature devono   essere   praticate tre volte alla settimana, senza eccedere, ma senza nemmeno costringere la pianta a vivere in terra arida,    compiendo un inutile sforzo;
  • la cimatura si esegue eliminando gli steli che hanno portato i fiori, tagliandoli piuttosto bassi, per provocare la nascita di nuovi germogli  e,  quindi,  di  altri  steli  fioriferi;
  • il trapianto deve essere effettuato togliendo dal terreno l’esemplare con tutta la zolla di terra che lo contiene per favorire l’attec­chimento; a questo proposito, alcuni giardi­nieri sostengono che il trapianto avviene con minor danno per la pianta e presenta mag­giori garanzie di attecchimento se viene ese­guito quando gli esemplari sono in piena fioritura.

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