Svolta con la viabilità di Roma per tutelare l’ambiente

Il 15 gennaio 2026 segna una data storica per la viabilità di Roma: entra infatti ufficialmente in vigore il limite di velocità di 30 km/h in vaste aree del centro storico. Non si tratta di una semplice modifica al codice della strada, ma di un intervento strutturale volto a trasformare la Capitale in un ambiente più sano, sicuro e vivibile, allineandola alle grandi metropoli europee nella lotta al cambiamento climatico.

viabilità di Roma
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Un aiuto all’ambiente con la viabilità di Roma

Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), la riduzione della velocità ha basi scientifiche solide. Il beneficio principale risiede nella regolarità del flusso, infatti procedendo a velocità ridotta ed uniforme permette di evitare le continue frenate e accelerazioni tipiche del traffico caotico. È proprio in queste fasi che i motori raggiungono i picchi di consumo e di rilascio di fumi tossici.

Il passaggio ai 30 km/h incide drasticamente sulle emissioni di ossidi di azoto (NOx) e particolato (PM), in particolare per i veicoli diesel. Alessandro Miani, presidente di Sima, sottolinea come il settore dei trasporti sia responsabile del 23% dell’inquinamento atmosferico totale e di circa il 50% delle emissioni di ossidi di azoto.

Intervenire sulla velocità significa, dunque, agire su una delle leve più efficaci per migliorare la composizione chimica dell’aria che respiriamo tra i monumenti romani. Oltre all’aria, il provvedimento mira a combattere l’inquinamento acustico. Il rumore del rotolamento degli pneumatici e i regimi elevati dei motori sono tra le principali fonti di stress urbano.

Abbassare il limite significa regalare a residenti e turisti un’atmosfera più silenziosa, restituendo al centro storico una dimensione più umana e rilassata. Un aspetto quindi che non va assolutamente sottovalutato in un mondo dove ormai anche l’inquinamento acustico la fa da padrone. Nonostante gli evidenti vantaggi ecologici, la sfida resta complessa. Gli esperti avvertono che il successo della misura dipende dalla capacità di mantenere una viabilità fluida.

Se il limite dei 30 km/h dovesse generare ingorghi paradossali, i benefici ambientali rischierebbero di essere annullati. Inoltre, non va sottovalutato l’impatto psicologico: chi lavora su strada, come tassisti, corrieri e autotrasportatori, potrebbe risentire dei tempi di percorrenza dilatati.

È essenziale che la restrizione sia percepita non come un ostacolo, ma come un’opportunità per una guida più consapevole e meno competitiva, a tutela degli utenti deboli della strada come pedoni e ciclisti. In conclusione, la riuscita della “Zona 30” a Roma dipenderà dall’equilibrio tra pianificazione urbana e accettazione sociale. L’obiettivo finale è un ecosistema in cui la salute dei cittadini e la tutela del patrimonio artistico diventino prioritari rispetto alla frenesia del traffico moderno.

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