Gli effetti di El Nino a lungo termine sul clima

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science lancia un allarme chiaro: gli episodi di El Nino stanno diventando sempre più frequenti e violenti a causa del riscaldamento globale provocato dalle attività umane. Rispetto all’era preindustriale di metà Ottocento, questi fenomeni sono oggi più forti di oltre il 36%. L’accelerazione è evidente soprattutto negli ultimi quarant’anni, con un incremento dell’intensità pari al 16%.

El Nino
El Nino

L’impatto di El Nino sull’Europa

El Nino consiste in un riscaldamento anomalo delle acque dell’Oceano Pacifico equatoriale. Questo gigante meteo alterato è in grado di sconvolgere il clima globale, scatenando eventi estremi come inondazioni devastanti, siccità impressionanti, ondate di calore ed enormi perdite economiche a livello planetario. Per misurarne la potenza si monitora la temperatura dell’acqua: uno scostamento di appena 0,5 °C sopra la norma segnala la sua presenza, mentre valori superiori a 2 °C indicano un evento di gravità eccezionale.

I dati strumentali diretti coprono solo gli ultimi 75 anni, un intervallo considerato troppo breve per tracciare tendenze storiche certe. Per superare questo limite, la paleoclimatologa Julia Cole dell’Università del Michigan ha adottato un metodo innovativo: utilizzare la composizione chimica degli scheletri di corallo fossile come una macchina del tempo.

Analizzando 29 campioni alle Isole Galápagos, il suo team è riuscito a ricostruire l’andamento di El Niño lungo ben 900 anni. Il risultato grafico di questo studio traccia una curva spaventosa, paragonabile alla celebre “mazza da hockey”: un andamento piatto nei secoli passati seguita da un’impennata verticale e repentina in corrispondenza dell’era industriale e dell’aumento delle emissioni di gas serra. Ciò lascia ben comprendere come le emissioni di CO2, in aumento in questi ultimi anni, siano la causa principale di questo incremento di El Niño.

La comunità scientifica accoglie questi dati con grande interesse, pur con qualche dibattito interno. Se esperti come Kim Cobb (Brown University) considerano i dati paleoclimatici del tutto coerenti con il progressivo surriscaldamento del pianeta, altri studiosi invitano alla cautela. Per scienziati come Michael Mann e John Bruno, alcune misurazioni locali recenti nelle Galápagos mostrano variazioni differenti, ipotizzando che la chimica dei coralli registri più il riscaldamento generale delle acque che non l’intensificazione specifica di El Niño.

Nonostante le diverse sfumature interpretative, il mondo scientifico concorda su un punto fondamentale: l’interazione tra le emissioni umane e la variabilità naturale del clima rappresenta una grave minaccia per la sicurezza globale. Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili rimane l’unica strada percorribile per contenere la violenza di questi fenomeni e proteggere gli ecosistemi.

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