Gli alberi giusti da piantare contro l’inquinamento atmosferico oggi

Le foreste che circondano le nostre città sono preziose alleate della salute pubblica, questo perché possono ridurre la mortalità urbana mitigando le temperature estreme e, in parte, l’inquinamento atmosferico. Tuttavia, piantare alberi non basta, bisogna saper scegliere quelli giusti.

inquinamento atmosferico
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I dettagli sugli alberi giusti da piantare per contrastare l’inquinamento atmosferico

È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment (gruppo Nature), coordinato da ENEA in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca, il Cnr e l’Istituto francese ACRI-ST. I ricercatori hanno analizzato tre diverse città, Firenze, Zagabria e Aix-en-Provence, simulando l’impatto di due diverse strategie di forestazione: da un lato l’uso di alberi ad alte emissioni di BVOC (composti organici volatili biogenici), come la quercia farnia, e dall’altro specie a basse emissioni, come il pino domestico e il pino nero.

I BVOC sono sostanze naturali prodotte dalle piante per difendersi dagli stress ambientali; pur non essendo tossici in sé, quando si legano ad altri elementi nell’aria favoriscono la formazione di ozono e polveri sottili (PM2.5), peggiorando la qualità dell’aria e aumentando i rischi respiratori e cardiovascolari. Da questo studio emergono tre dati fondamentali da prendere in considerazione.

In primis la qualità dell’aria varia in base alle specie, infatti l’introduzione di piante ad alto BVOC fa aumentare il PM2.5 dello 0,80% a Firenze e Aix-en-Provence. Al contrario, scegliendo specie a basso BVOC, questo incremento si dimezza a Firenze (+0,35%) e si trasforma addirittura in un segno meno a Zagabria (-0,07%). Altro aspetto da non sottovalutare riguarda la temperatura dell’aria.

Le foreste periurbane incidono poco sulle temperature massime diurne, che dipendono da fenomeni meteorologici su grande scala, ma riescono a mitigare l’isola di calore notturna, abbassando sensibilmente le temperature minime. Stando a quanto emerso da questo esperimento, a Firenze, l’uso di alberi a basso BVOC evita 0,9 decessi ogni 100.000 abitanti (rispetto allo 0,4 delle specie ad alto BVOC).

Questo beneficio è legato soprattutto alla riduzione dello stress da calore, un fattore cruciale per una popolazione sempre più anziana. La ricerca dimostra che non esiste una formula magica valida per tutti. Se a Firenze funzionano meglio le piante a basso BVOC, ad Aix-en-Provence queste ultime sono efficaci contro il freddo invernale, mentre a Zagabria le specie ad alto BVOC riducono i decessi legati al caldo.

I ricercatori avvertono: il verde urbano va progettato su scala locale, altrimenti si rischia di fare danni. Bisogna quindi sempre tener presente del tipo di paesaggio che si ha davanti. Infine, lo studio quantifica il prezzo dell’urbanizzazione selvaggia. Rimuovere completamente la vegetazione farebbe impennare la mortalità legata allo stress termico (+13% a Firenze e ben +59,4% a Zagabria), con costi sanitari enormi che arriverebbero a 560 milioni di euro per Firenze e 708 milioni per Zagabria.

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