Tutte le problematiche ambientali connesse all’attuale ondate di calore in Europa

Le ondate di calore, sempre più lunghe e frequenti, stanno trasformando l’estate europea in una seria minaccia per la produttività e la crescita economica. Secondo il report di Allianz Trade, “Il caldo estremo e gli impatti sulla crescita economica”, l’Europa si ritrova impreparata di fronte a un’emergenza che unisce il cambiamento climatico a fragilità strutturali, come l’alto tasso di invecchiamento della popolazione e la scarsa diffusione dei sistemi di condizionamento (presenti appena nel 19% delle abitazioni, contro il 90% degli Stati Uniti).

ondate di calore
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Tanti problemi connessi alle attuali ondate di calore

L’aumento delle temperature compromette sia lo sforzo fisico sia le capacità cognitive dei lavoratori, peggiorando anche la qualità del sonno. La soglia critica è fissata a 30°C: oltre questo limite, ogni grado in più costa il 3% di produttività. A livello globale, le ore di lavoro perse saliranno dall’1,4% del 1995 al 2,2% stimato per il 2030, con picchi superiori al 4% in Asia Meridionale e Africa Occidentale.

In Europa, molti Paesi stanno già introducendo stop obbligatori nelle ore più calde per i settori all’aperto (agricoltura, edilizia, logistica). Questa riduzione dei tempi di lavoro, unita all’impennata dei costi energetici per il raffrescamento, rischia di tagliare il PIL delle nazioni più colpite tra il 5% e il 7% entro il 2030. Le perdite stimate sono ingenti.

Per il Giappone si parla di 308 miliardi di euro, per la Francia 209 miliardi di euro, per l’Italia 128 miliardi di euro, per la Germania 114 miliardi di euro e per la Spagna 104 miliardi di euro. L’aumento del caldo spinge la domanda di energia (+1,2%), ma mette in crisi il sistema termoelettrico europeo (gas, nucleare, carbone), che dipende fortemente dall’acqua per il raffreddamento degli impianti.

A questo si aggiungono i danni strutturali a strade e ferrovie, che causano frequenti blackout e riducono gli investimenti macroeconomici fino all’8%. Il rischio concreto è l’innesco di una spirale stagflazionistica, caratterizzata da un aumento simultaneo di inflazione e disoccupazione. Di conseguenza, le entrate fiscali subiranno una contrazione (fino all’1,8% in Francia), ostacolando il risanamento dei conti pubblici e il rispetto dei parametri di Maastricht per Paesi già in difficoltà come Italia, Spagna e Francia.

Nonostante i piani a lungo termine come il pacchetto Fit for 55, nessun Paese europeo è oggi davvero pronto a neutralizzare gli effetti economici del clima. Sebbene esistano eccellenze isolate i governi si muovono ancora in ordine sparso. L’allarme, d’altronde, è chiaro: i dati storici della BCE mostrano che tra il 1960 e il 2019 il riscaldamento globale ha già eroso il 20% del PIL mondiale, con una perdita costante dello 0,3% all’anno.

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