Ciliegio d’inverno, per un’amicizia duratura!

di Redazione

Nel Sudamerica attribuiscono al ciliegio di inverno, appartenente al genere solarium, ec­cezionali qualità terapeutiche, soprattutto di carattere sedativo, e questo spiega ampia­mente la ragione che ha determinato la scel­ta del nome scientifico di queste piante. In­fatti, Solanum deriva dalla parola sudameri­cana solanem ossia consolazione, a indicare i notevoli vantaggi che si possono ottenere affidandosi ai medicamenti ricavati dalle boc­che di queste graziose piante. Nel linguag­gio floreale, il ciliegio d’inverno rappresenta l’«amicizia duratura», forse a causa della notevole durata dei suoi frutti, che persisto­no sui rami per mesi, dall’autunno sino alla fine inverno.

II ciliegio d’inverno, si utilizza soprattutto come pianta da appartamento, ma nelle re­gioni a clima mite può essere impiegato an­che nella decorazione di cortili e verande e, al limite, anche in piena terra, purché in posiziona riparata e non troppo esposta al sole.

Nelle zone a clima rigido, dopo aver passa­to la cattiva stagione in casa, il ciliegio d’in­verno può essere posto senza alcun timore all’aperto sempre in luogo tiepido e in mez­z’ombra.

Per ottenere una copiosa fioritura è neces­sario concimare le piante in primavera con fertilizzante organico in polvere, mentre da marzo a settembre giovano somministrazio­ni quindicinali di prodotto minerale solu­bile.

Le annaffiature debbono essere frequenti (ogni due giorni), ma piuttosto scarse, per non inzuppare troppo il terreno. Le potature non sono necessarie, ma volen­do dare un taglio di riordino ai cespugli è bene intervenire a fine inverno, prima del­la fioritura.

Da aprile a ottobre i ciliegi d’inverno deb­bono stare all’aperto, ma al primo freddo è bene portarli in casa, meglio se in un locale poco riscaldato, luminoso e dove vi sia fre­quente ricambio d’aria. Anche d’inverno le annaffiature non devono essere troppo fre­quenti né abbondanti.

Due parole conclusive sulla possibilità di riprodurre il ciliegio d’inverno, con la sem­plice tecnica della talea da far radicare in acqua. Per far ciò, basta staccare un rametto dalla parte centrale del fusto, pestarne un poco l’estremità inferiore per sfilacciare le fibre e immergere la talea in un vasetto pie­no d’acqua da tenere in ottima luce e al cal­do. Quando dalla talea saranno spuntate le radici, il rametto potrà essere piantato in ter­riccio comune misto a 1/3 di sabbia.

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