Come i cambiamenti climatici stanno cambiando l’ambiente montano

I cambiamenti climatici stanno trasformando profondamente l’ambiente montano, con conseguenze dirette sull’alpinismo. L’aumento del rischio di frane e crolli sta costringendo alla modifica o alla chiusura definitiva di diversi itinerari su roccia, proprio perché considerati piuttosto pericolosi e negando agli appassionati della montagna di poter godere ancora di certi panorami.

cambiamenti climatici
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Le ultime sui cambiamenti climatici in montagna

Per riflettere su queste dinamiche e promuovere una maggiore consapevolezza dei limiti naturali, il Club Alpino Italiano di San Vito di Cadore ha organizzato un convegno scientifico e divulgativo intitolato Dolomiti: belle e fragili!. L’incontro si concentra sui dissesti idrogeologici nella media Valle del Boite, un’area fortemente colpita nell’estate del 2025 da intensi fenomeni franosi e colate detritiche che hanno interrotto la viabilità e allertato la comunità locale.

Il presidente del Cai di San Vito, Bruno De Vido, ha spiegato che l’iniziativa intende fare chiarezza su eventi sempre più frequenti, offrendo un’analisi multidisciplinare, rigorosa ma accessibile, di un territorio affascinante e vulnerabile. Tra i relatori figura Vittorio Tonet, esperto alpinista del Gruppo Rocciatori dei Caprioli, il quale conferma come i crolli stiano condizionando pesantemente le scalate.

Tonet sconsiglia ad esempio la parete sud della Croda Marcora e alcune storiche vie sulla parete nord del Pelmo a causa del costante pericolo di caduta sassi. Sulla Marcora, il Cai ha persino interdetto il sentiero principale anche per la stagione estiva, sebbene resti utilizzabile la via normale sul versante posteriore.

Anche l’Antelao ha subito profonde modifiche a causa delle frane del 2025, che hanno reso la via normale per la vetta più liscia e insidiosa, richiedendo estrema prudenza per il rischio di ulteriori distacchi in quota. Tonet evidenzia che le pareti dolomitiche, per loro natura meno compatte rispetto a quelle delle Alpi Occidentali, sono oggi complessivamente più pericolose.

Diventa quindi fondamentale per gli alpinisti informarsi preventivamente sullo stato delle vie e dotarsi sempre dell’attrezzatura di sicurezza, a partire dal casco, persino in zone molto frequentate come le Tre Cime di Lavaredo. Rispetto al passato bisogna quindi inevitabilmente essere informati sui percorsi da affrontare, proprio perché le condizioni atmosferiche differenti li hanno profondamenti cambiati.

Non si può rischiare la vita in questo modo ed è opportuno conoscere tutte le modifiche che stanno avvenendo negli anni all’interno dell’ambiente montano. Al convegno partecipa inoltre il professor Casagli dell’Università di Firenze, responsabile del radar che monitora la Croda Marcora. Lo scienziato propone di estendere l’uso di questa tecnologia ad altre pareti a rischio frequentate da escursionisti e scalatori. Una proposta condivisa da Tonet, il quale tuttavia riconosce la complessità e l’alto costo economico di un controllo totale su decine di vette e cenge dolomitiche.

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