La transizione ecologica sempre più centrale negli studi e nelle università in Italia

Sembra ormai ovvio come, in questi ultimi anni, la transizione ecologica non sia più soltanto un ideale etico, ma il vero motore dell’economia globale. Investire oggi in un percorso di studi focalizzato sulla sostenibilità significa scegliere una carriera resiliente in un mercato del lavoro che richiede competenze sempre più tecniche e trasversali.

transizione ecologica
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La transizione ecologica con maggiore peso nelle università

Non si tratta più solo di scienze naturali: le aziende cercano figure ibride, ingegneri, manager e giuristi, capaci di guidare la decarbonizzazione verso il modello net-zero. Per quanto riguarda quindi la formazione ambientale, ecco che ritroviamo tre macro-aree sulle quali concentrarsi.

L’offerta accademica italiana per l’anno 2025-2026 si è evoluta per rispondere alle direttive del Green Deal e del PNRR, strutturandosi in questi tre pilastri fondamentali: analisi monitoraggio (Scienze Pure), progettazione e tecnologia (Ingegneria) e gestione e diritto (Area Economico-Giuridica). Approfondendo il primo aspetto, classi come L-32 (Scienze Ambientali) o L-25 (Scienze Agrarie e Forestali) sono ideali per chi desidera studiare gli ecosistemi, analizzare dati climatici o lavorare nella conservazione della biodiversità.

Per il secondo punto, le classi L-7 (Ingegneria Civile e Ambientale) e L-9 (Industriale/Energetica) formano professionisti in grado di progettare impianti a fonti rinnovabili, sistemi di depurazione e infrastrutture resilienti. Infine ritroviamo la frontiera più recente, qui le classi L-18 (Economia) e L-14 (Servizi Giuridici) preparano esperti in ESG (Environmental, Social, Governance), economia circolare e normative sulle emissioni.

Da Nord a Sud, gli atenei offrono percorsi d’avanguardia. Il Politecnico di Milano e l’Università di Padova guidano il settore ingegneristico, mentre la Bocconi (in collaborazione con il Polimi) e l’UNINT di Roma si distinguono per il management trasformativo. Eccellenze specifiche si trovano a Ravenna (Unibo) per la gestione delle risorse, allo Iuav di Venezia per l’urbanistica sostenibile e a Siena per l’ecotossicologia. Al Sud, l’Università di Catania è un punto di riferimento per la pianificazione territoriale e lo sviluppo del Mezzogiorno.

Per quanto riguarda invece gli sbocchi professionali, secondo i dati AlmaLaurea, il tasso di occupazione in questo settore è tra i più alti. Le figure più richieste includono: Sustainability Manager, il responsabile delle strategie green aziendali; Energy Manager, esperto di efficientamento energetico; Circular Economy Specialist, addetto alla rigenerazione dei rifiuti in risorse; Giurista Ambientale, consulente per le complesse normative europee.

Come Scegliere? La scelta dipende dalla propria attitudine: se si preferisce l’analisi scientifica e il lavoro sul campo, meglio puntare su Scienze Ambientali; se si ama la fisica e la risoluzione tecnica dei problemi, scegliere Ingegneria. Prima di iscriversi è importante valutare sempre il peso dei laboratori pratici, la qualità dei tirocini offerti e le opportunità di internazionalizzazione, essenziali in un settore per definizione globale.

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