Il riscaldamento della casa e l’inquinamento ambientale

di Redazione Commenta

Fino ad alcuni decenni fa anche nel nostro Paese buona parte delle abitazioni erano riscaldate con metodi ad alto impatto ambientale. Si pensi ad esempio alle caldaie a kerosene o agli impianti di riscaldamento a carbone, una realtà non troppo lontana anche in alcune grandi città. Oggi fortunatamente le cose sono cambiate e la maggior parte delle abitazioni viene riscaldata con il gas naturale o addirittura con combustibili da fonti rinnovabili. Questo ha migliorato sicuramente l’impatto ambientale causato dal riscaldamento delle abitazioni.

Perché sfruttare le fonti rinnovabili
La maggior parte dei combustibili utilizzati oggi sono di origine fossile. Questo significa che devono essere estratti, con evidenti problematiche a livello ambientale, oltre al fatto che la quantità disponibile non è eterna. Ulteriore inquinamento deriva direttamente dalla combustione di queste materie prime, che causa l’immissione in atmosfera di anidride carbonica e di gas serra di vario genere, oltre alla produzione di polveri sottili, nocive per la salute. I combustibili da fonti rinnovabili, come ad esempio il legname o i pellet, hanno il vantaggio di poter essere utilizzati virtualmente per sempre, nel senso che se ne potranno ottenere ulteriori nel corso dei secoli, piantando nuovi alberi. Oltre a questo la produzione di anidride carbonica durante la combustione si compensa con l’accumulo della stessa da parte delle piante. Si deve però considerare che per quanto riguarda le polveri sottili e gli inquinanti cancerogeni liberati nell’aria, la combustione di biomasse è una delle principali fonti.

Quanto inquina il gas naturale
A questo punto appare chiaro che riscaldare la propria abitazione con materiale di origine lignea o con gas naturale sono entrambe attività che possono causare una certa quantità di inquinamento. Per quanto riguarda i gas serra il gas naturale è quello meno inquinante tra tutti i combustibili fossili; per altro si tratta anche di un combustibile che ha un costo poco elevato, come si può notare verificando le offerte dei numerosi fornitori gas presenti in Italia. La combustione di pellet e legna causa minime quantità di gas serra e l’anidride carbonica liberata è trascurabile, ma stiamo comunque parlando di un’attività che non è priva di pericoli per l’ambiente. A conti fatti quindi in diverse zone d’Italia il minor impatto ambientale si ottiene con impianti di riscaldamento che funzionano a gas naturale, rispetto a quelli con altri combustibili, comprese le biomasse di origine vegetale.

Diminuire ulteriormente l’impatto ambientale
Per rendere ancora meno inquinanti gli impianti di riscaldamento, che siano a gas o a biomasse poco importa, un importante azione riguarda l’efficienza delle apparecchiature utilizzate. Le nuove caldaie a condensazione consentono di ridurre drasticamente il consumo di gas naturale, rispetto ai modelli più antiquati. Oltre a questo una regolare valutazione dei fumi di combustione e la manutenzione corretta degli impianti sono attività che permettono di rendere ancora meno importante l’impatto di questo tipo di apparecchiature sull’ambiente. Lo stesso si può dire delle caldaie a legna o a pellet, visto che sono disponibili oggi apparecchiature a basso consumo e alta efficienza, con minime quantità di polveri sottili immesse nell’ambiente.

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