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  • 20
  • mag
  • 2010

Tamerice, perfetto per la casa al mare

Di Marion, in Piante da Giardino.

scopa di mare

Il Tamerice (Tamarix gallica)

Fioritura: a inizio primavera

Impianto: primavera-autunno

Tipo di pianta: arbusto deciduo

Altezza max: sei metri

La Tamarix gallica o tamerice comune, è nota anche con il nome comune di scopa marina, cipressina o tamarisco. Si tratta della specie più diffusa del genere Tamarix, cui appartengono una sessantina di alberi e arbusti, decidui o sempreverdi, originari dei paesi del bacino mediterraneo. Poichè si tratta di un albero molto resistente ai venti e all’aria salmastra, la Tamarix gallica è comunemente impiegata per creare siepi nei giardini vicini al mare ma dal momento che si presta bene anche alla coltivazione in vaso può essere impiegata con il medesimo scopo anche in terrazza.

Il tamerice è caratterizzato da una corteccia grigia e rugosa ed ha portamento tondeggiante, tuttavia nei litorali marini molto ventosi il fusto tende ad incurvarsi. I suoi rami sono molto sottili e possono anche essere penduli. In primavera si riempie di fiori rosa a forma di spighe che permangono sulla pianta fino all’inizio dell’estate.

Esposizione

Il tamerice predilige le esposizioni soleggiate e, come abbiamo già visto, tollera molto bene le posizioni ventose.

Terreno

Il terreno deve essere sciolto e ben drenato; tollera anche i substrati calacarei.

Innaffiatura

Il tamerice non ha grandi necessità idriche e le piante adulte tollerano anche lunghi periodi di siccità traendo giovamento esclusivamente dalle piogge. Gli esemplari più giovani vanno invece annaffiati in caso di prolungata assenza di precipitazioni.

Malattie e avversità

E’ una pianta piuttosto resistente ma talvolta può subire l’attacco di afidi e ragnetto rosso.

Concimazione

Non necessita di concimazioni

Moltiplicazione

La moltiplicazione del tamerice può avvenire in primavera per seme o in autunno per talea semilegnosa.

Il tamerice compare in più di un componimento poetico del ’900: ad “evocarlo” nelle proprie opere furono Eugenio Montale (ne “La fine dell’infanzia“), Gabriele D’Annunzio (La pioggia nel pineto), e Giovanni Pascoli che intitolò Myricae (Tamerici) la sua prima raccolta di poesie.

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