I coriandoli di plastica sono nocivi per l’ambiente

Occhio ai coriandoli di plastica. L’apparente innocenza di coriandoli e stelle filanti colorate nasconde un’insidia ambientale e sanitaria di proporzioni allarmanti. La Società Italiana di Medicina Ambientale ha recentemente lanciato un monito contro l’uso di questi addobbi festivi quando realizzati in plastica, poiché la loro persistenza nell’ecosistema può durare secoli.

coriandoli di plastica
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L’impatto dei coriandoli di plastica sull’ambiente

Il problema principale risiede nella frammentazione di questi materiali in microplastiche e nanoplastiche, particelle infinitesimali capaci di contaminare acqua, suolo e aria, finendo inevitabilmente per essere ingerite o inalate dagli esseri umani. Le conseguenze sulla salute sono documentate da studi sempre più inquietanti. Queste particelle possono penetrare nel flusso sanguigno, compromettere l’integrità delle arterie e danneggiare organi vitali come cuore e cervello.

Ricerche condotte presso l’Università di Padova hanno persino rilevato la presenza di microplastiche nella prostata e nel liquido seminale, con dimensioni paragonabili a quelle delle cellule riproduttive. Oltre al sistema riproduttivo, risultano a rischio anche l’apparato endocrino, quello respiratorio e il sistema nervoso. Di fronte a questo scenario, Alessandro Miani, presidente della Sima, ha invitato i sindaci italiani a vietare tramite ordinanze l’uso di decorazioni plastiche.

Molte città hanno già risposto positivamente. Venezia, in particolare, ha confermato il divieto anche per il Carnevale 2026, puntando a diventare la prima città italiana intelligente nell’uso della plastica. Il sindaco Luigi Brugnaro ha sottolineato come la tutela della salute richieda scelte concrete e lungimiranti, promuovendo alternative biodegradabili e incentivando l’uso dell’acqua pubblica per ridurre il consumo di bottiglie monouso.

Anche il mondo accademico si sta mobilitando: numerosi atenei italiani, da Torino a Macerata, scoraggiano l’uso di coriandoli plastici durante le lauree, suggerendo l’impiego di carta o bolle di sapone. La necessità di agire è confermata dalla pervasività globale del fenomeno. Analisi internazionali mostrano che nemmeno le isole più remote del Pacifico sono immuni, con pesci destinati al consumo umano che presentano alti tassi di contaminazione sintetica.

La situazione risulta essere quindi fortemente drammatica per la salute di tutti e questo implica un’azione repentina e che sia soprattutto efficace per invertire tale tendenza. Dopo questi dati non si può fare assolutamente finta di niente, ma è opportuno agire.

Inoltre, la ricerca scientifica continua a individuare nuove fonti di esposizione: l’acqua in bottiglia sembra contenere concentrazioni di nanoplastiche tre volte superiori rispetto a quella del rubinetto, mentre nelle aree urbane l’attrito degli pneumatici sull’asfalto genera enormi quantità di polveri plastiche sospese nell’aria. In sintesi, ogni piccolo frammento di plastica evitato rappresenta un passo fondamentale per la salvaguardia degli ecosistemi e della longevità umana.

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