Parassiti: possibile combatterli con le vibrazioni

di Valentina

Quando le piante del nostro giardino o dei nostri vasi vengono colpite dai parassiti, la prima cosa che facciamo (o pensiamo di fare) è quella di agire con i fitofarmaci chimici, al fine di debellarne la riproduzione e donare nuovamente ai nostri vegetali una sopravvivenza tranquilla. Uno studio condotto nel nostro paese e pubblicato sulla rivista di settore Plos One ci suggerisce di utilizzare… le vibrazioni per ottenere gli stessi risultati.

Detto così sembra molto semplicistico e poco comprensibile. Entriamo quindi nello specifico. La squadra di ricercatori della Fondazione Edmund Mach di San Michele, formata da Anna Eriksson, Gianfranco Anfora e Valerio Mazzoni del gruppo di ricerca di “Chimica Ecologica” del Centro ricerca e innovazione, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Pisa e del National Institute of Biology di Lubiana, ha preso delle piante d’uva e le ha sottoposte a delle “micro-vibrazioni” artificiali per inficiare la riproduzione degli insetti infestanti.  Una sorta di vero e proprio “disturbo” degli incontri sessuali di quest’ultimi.

L’idea degli scienziati è stata proprio quella di confondere i parassiti delle piante riducendo l’accoppiamento e quindi la proliferazione degli sgraditi ospiti. Queste micro-vibrazioni sono risultate estremamente efficaci, limitando le unioni del 90%. Approfondiamo la ricerca: come specie modello di parassita è stata utilizzata quella comunemente chiamata la cicalina della vite, ovvero lo Scaphoideus titanus,  in grado di trasmettere alla pianta la “flavescenza dorata”, una grave malattia.

Per verificare l’attendibilità dell’ipotesi, la sperimentazione è stata condotta sia in tunnel freddi con piante in vaso che sui filari di piante cresciute in terra viva per tre anni. Le vibrazioni sono state ottenute applicando un mini-shaker elettrico lungo il sostegno principale delle viti, le quali erano state infestate volontariamente nel corso dei mesi di luglio ed agosto scorso da parte di coppie di cicalina inserite in particolari gabbie nelle quali la pianta veniva “inserita”.

Un primo risultato davvero confortante per una lotta “tutta naturale”.

Photo Credit | Thinkstock

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