Piante medicinali, l’Uncaria tormentosa

di gianni puglisi

L’Uncaria tormentosa è una pianta arbustiva dal portamento rampicante appartenente alla famiglia delle Rubiaceae, originaria delle foreste tropicale dell’America del Sud, dov’è conosciuta con il nome popolare di Unghia di gatto (Uña de gato). L’Uncaria è una pianta medicinale in quanto possiede diverse proprietà curative e benefiche, soprattutto sui in relazione ai disturbi del sistema immunitario.

Dal punto di vista botanico, l’Uncaria si caratterizza per le foglie caduche, ricoperte di lanugine, da qui l’appellativo di tormentosa, e picciolate, con alla base una paio di protuberanze dalla forma ad uncino, da qui Uncaria; questi uncini sono utilizzati dalla pianta per sostenersi e cercare la luce. La varietà di Uncaria tormentosa gialla è più ricca di principi attivi; le sostanze benefiche si trovano nella corteccia che si preleva dalle radici e dalle parti inferiori del fusto.

L’Uncaria tormentosa contiene polifenoli, alcaloidi ossindolici e triterpeni e possiede proprietà antiossidanti, immunostimolanti, antinfiammatorie, antireumatiche e antivirali. Le popolazioni autoctone dell’America del Sud la usano da sempre per curare ferite, ulcere, infiammazioni, dolori alle ossa e alle articolazioni e disturbi gastrointestinali.

In particolare, l’Uncaria tormentosa è usata in fitoterapia per il trattamento di patologie di tipo infiammatorio e infettivo, come le malattie da raffreddamento, le cistiti e le prostatiti e i disturbi del sistema immunitario, ad esempio, per stimolare le difese dell’organismo messe a dura prova da raffreddore e anemia. Il merito di queste proprietà dell’Uncaria sono da ricercarsi nei principi attivi, soprattutto negli alcaloidi ossindolici; generalmente, di questa pianta viene usata l’estratto nebulizzato.

Non si registrano grandi effetti indesiderati o controindicazioni relativi all’uso dell’Uncaria tormentosa: nelle giuste dosi può essere assunta tranquillamente; attenzione però: se state prendendo farmaci immunosoppressori è meglio non farne uso; per l’assunzione in gravidanza, in allattamento e sui bambini al di sotto dei dieci anni, va sempre chiesto consiglio al medico di fiducia.

 

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