Ginepro, la pianta delle “coccole”

II nome di questa pianta ha le sue radici in due parole latine jumenta, giumenta e parere, ossia generare, con il significato di «far partorire il bestiame». Infatti i frutti del ginepro, che si chiamano coccole o galbule, erano considerate nell’antichità dei validi stimolanti della funzione uterina durante il parto. Oggi, questi graziosi frutti blu, che giungono a maturazione verso l’autunno, trovano ampio impiego come essenza aromatica, sia nella preparazione di vivande a base di carne, e soprattutto di selvaggina, oppure per dare profumo a vari liquori e per distillare l’essenza del famoso gin.
Le diverse specie di juniperus o ginepro (da quello più noto, che è il communis, e da cui si raccolgono le aromatiche coccole blu, sino ai ginepri più decorativi e di origine esotica) vengono impiegate per la creazione di siepi e macchie isolate, per coprire scarpate e declivi, per ornare le roccaglie e anche per la coltivazione in vaso sul balcone.
Con le specie di più alta statura si possono realizzare anche quinte e divisioni fra giardino e giardino oppure compatti filari ai lati di viali o di «parterre» erbosi.
L’unica preoccupazione, per quanto riguarda la coltura del ginepro, è riservata alla scelta della specie, per evitare di piantare presso il mare un ginepro più adatto al clima montano e viceversa.
Il terreno d’impianto deve essere concimato con un certo anticipo usando letame o fertilizzante organico in polvere, e la piantagione deve essere effettuata seguendo le norme indicate per l’interramento degli alberi. I giovani esemplari devono èssere provvisti di tutori per evitare i danni del vento nei primi due anni di piantagione; è anche necessaria la protezione alla base contro i rigori del gelo invernale e contro l’eccessiva evaporazione estiva provocata dall’intensa calura. Quest’ultima protezione si effettua con pacciarnatura di torba, da porsi alla base della pianta verso giugno (pratica consigliabile soprattutto per gli esemplari coltivati in vaso o su pendii molto assolati e rocciosi).
Le annaffiature devono essere abbondanti nei primi due anni (ogni settimana un secchio di acqua per pianta di grande sviluppo e mezzo secchio per i ginepri di tipo nano); in seguito si deve annaffiare soltanto quando l’estate si presenta particolarmente arida.
La concimazione, anche per le piante adulte, si esegue in autunno con prodotto minerale completo aggiunto a fertilizzante organico.
A partire dal secondo anno di impianto, quando le piante sono ben affrancate nel terreno, è consigliabile somministrare in primavera, per due volte a distanza di un mese, annaffiature con acqua e solfato di ferro (4 gr per ogni litro), calcolando da mezzo a un secchio d’acqua per esemplare, secondo la mole. Questa cura serve a mantenere il fogliame sano e di colore intenso.




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