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  • 16
  • ott
  • 2009

Monarda, tè di Pennsylvania

Monarda didyma

II nome scientifico della monarda è legato a quello di uno studioso di botanica, il medico spagnolo Nicholas Monardes, vissuto nel Cinquecento, autore di un pregevole libro sulla flora spontanea del Nord America.

Nel linguaggio comune queste bellissime e robuste piante sono chiamate «menta selvatica», «menta dei cavalli», «balsamo delle api», «té di Oswego» e «tè di Pennsylvania». A questo proposito, è bene ricordare che con le foglie essiccate della monarda didyma si prepara un’ottima bevanda, dal potere corroborante, chiamata appunto «té d’Oswego» o «té di Pennsylvania». Invece, dai fiori della stessa specie (che è quella più diffusa e coltivata) si ricava una sostanza odorosa nota come «monardina» che ha impiego in medicina e in profumeria.

Le monarde sono piante degne della massima considerazione, ma purtroppo in Italia esse non sono molto comuni e la loro presenza è limitata ai giardini di qualche appassionato e ai parchi naturalistici o sperimentali. E’ possibile impiegare questi esemplari in vari angoli del giardino: come bordura o come macchia isolata, per creare uno sfondo di intenso colore a un qualsiasi elemento decorativo (vasche, stagni, fontane, statue o panchine) per fiancheggiare un cancello di ingresso oppure per concludere il disegno di una scala.

Non bisogna dimenticare che la monarda è molto apprezzabile anche come fiore reciso; essa costituisce una gradevole decorazione per balconi, terrazze e vecchi cortili dove i toni rosati dei suoi petali ben si accordano con il grigiore della pietra o il colore dei mattoni patinati di muschio.

Nessuna complicazione per quanto riguarda la coltivazione delle monarde; bisogna solo scegliere con la massima attenzione il luogo ove sistemarle, dato che queste piante non sopportano a lungo il  sole e non possono vivere in terreni troppo asciutti e sabbiosi. Sono necessarie, quindi, frequenti annaffiature (al massimo ogni due giorni) per far sì che la terra risulti sempre fresca al tatto, senza far mancare alle piante anche qualche irrorazione alla chioma nel periodo che precede l’apparizione dei fiori.

Per nutrire le piante è consigliabile somministrare ogni 15 giorni un buon fertilizzante minerale completo, meglio se di tipo «colorante». Le irrorazioni con stimolante ormonico devono avere ritmo settimanale e devono essere sospese nel periodo della fioritura.

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