Anche le acque alpine iniziano a risentire dei problemi climatici

Quello delle acque alpine è un tema. Tutti pensano che le vette alpine rappresentino l’ultimo baluardo di una natura incontaminata. L’acqua che sgorga tra le rocce d’alta quota è da sempre sinonimo di purezza, un simbolo di distanza siderale dall’inquinamento urbano. Tuttavia, la crisi climatica sta scardinando questo mito, rivelando una realtà inquietante: il riscaldamento globale sta trasformando le montagne in una fonte di contaminazione naturale da metalli pesanti.

acque alpine
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Focus oggi stesso sul tema delle acque alpine

Ciò che quindi fino a pochi anni fa era considerata la sorgente di totale purezza, ora deve fare i conti anch’essa con l’inquinamento. Secondo una ricerca coordinata dal centro Eco Research di Bolzano, pubblicata su Hydrological Processes, l’aumento delle temperature sta innescando il rilascio di nichel, manganese e alluminio in concentrazioni che spesso superano i limiti di potabilità.

Stefano Brighenti, primo autore dello studio, spiega che per millenni il ghiaccio ha agito come una barriera fisica e chimica, inibendo le reazioni tra acqua e minerali. Con il ritiro dei ghiacciai e del permafrost, questa “linea di difesa” scompare, permettendo all’acqua di fusione e alle piogge di penetrare più in profondità nel terreno.

Lo studio, condotto su 80 sorgenti in 6 massicci delle Alpi Centro-orientali, evidenzia che il rischio non riguarda solo i ghiacciai visibili. Anche formazioni come le morene (accumuli di sassi e terra lasciati dai ghiacciai) e i pendii detritici funzionano come enormi spugne che, sciogliendosi internamente, liberano sostanze tossiche.

Quando il cuore ghiacciato di queste strutture fonde, l’interazione tra acqua, ossigeno e minerali si intensifica, aumentando l’acidità del liquido e favorendo la dissoluzione dei metalli intrappolati nelle rocce, specialmente in presenza di solfuri. I dati raccolti sono allarmanti: la totalità delle sorgenti glaciali analizzate e oltre il 60-70% di quelle provenienti da morene e detriti superano i limiti di legge per l’acqua potabile. Come sottolinea la ricercatrice Chiara Crippa, il degrado della criosfera è direttamente proporzionale alla contaminazione idrica.

Questo deve far preoccupare tutti, non solo per quanto concerne la salute degli uomini, ma anche per quella ambientale. Il problema, purtroppo, non rimane confinato in alta quota. Le acque inquinate raggiungono i fiumi principali: nel fiume Adige, ad esempio, i livelli di nichel sono quadruplicati tra il 2011 e il 2023. Siamo di fronte a un “peggioramento temporaneo” che però potrebbe durare decenni o secoli.

Gli esperti avvertono che il futuro ci riserverà acque di montagna non solo più scarse, ma anche meno sicure, con pesanti ricadute ecologiche, sociali ed economiche che colpiranno duramente anche le popolazioni di fondovalle. Non ci sono quindi prospettive positive a riguardo e continuando con il problema del riscaldamento globale, ecco che questi rischi non sono più così lontani nel tempo.

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