Aro, curiosità ed utilizzo

di Roberta

II nome scientifico di queste simpatiche pian­te deriva da una singolarissima proprietà de­gli Arum, ossia quella di emettere calore durante la fioritura. Infatti, Arum deriva dal greco aron che significa «caldo», «calore».

Le bacche dell’aro, invece, vengono chia­mate con una definizione abbastanza sini­stra, quella di: «bacche della vipera», op­pure «cibo della vipera» e anche «bac­che veleno». La ragione di questi attributi è ignota e non trova alcun riscontro scientifi­co, tuttavia è bastata per gratificare i frutti dell’aro di una nomea poco rassicurante, tanto che in molte località si provvide a di­struggere sistematicamente queste specie ri­tenute quanto mai malefiche e per questo utilizzate in gran copia dalle fattucchiere per la preparazione di filtri mortali.

Anche nel linguaggio floreale gli aro non go­dono di una fama molto migliore, tanto che simboleggiano  l’insidia e l’ardore dell’ira. Come capita per molte specie spontanee, anche gli Arum non sono tenuti in gran conto da un punto di vista decorativo, men­tre in realtà essi potrebbero agevolmente ri­solvere molti e molti problemi tipici dei giardini ombrosi e umidi, delle scarpate do­ve non batte mai il sole, dei balconi e dei cortili eternamente in ombra. Fra l’altro, non bisogna dimenticare che l’aro, che si sviluppa assai rapidamente formando una vera e propria coltre di foglie, verdi e lucenti, è caratterizzato da un apparato radicale particolarmente robusto, che si dirama in ogni direzione e scende anche in profondità, imbrigliando il terreno ed impedendo che esso possa franare sotto l’azione delle piog­ge violente.

Una pianta da tenere in considerazione, dunque, soprattutto per quanti abbiano pro­blemi di sottobosco o di angoli poveri di sole, o desiderino realizzare una intensa macchia verde cupo per far risaltare una particolare sfumatura di colore, la tinta di un lastricato o il bordo di una vasca. L’unico pericolo insito nella coltura degli Arum è quello di vederli diventare infestanti e di non riuscire più a liberarsene.

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