Bonsai: i metodi di invecchiamento artificiale

di Valentina

I bonsai richiedono particolari cure non solo per sopravvivere, ma anche per avere quell’aspetto tanto grazioso che tutti noi ci aspettiamo che abbiano. Per ciò che riguarda queste naturali miniature, l’apice della bellezza viene raggiunto quando la pianta incomincia ad avere una certa età: vediamo insieme le tecniche per far apparire un bonsai più vecchio.

Sono essenzialmente tre i metodi d’invecchiamento artificiale dei bonsai, conosciuti sotto tre nomi differenti: Jin, Shari e Sabamiki. Tutte queste tipologie d’intervento devono essere eseguite d’estate, in modo tale che le eventuali ferite si rimargino nel minor tempo possibile.

Il metodo Jin

Attraverso quest’approccio il bonsai viene invecchiato conservando i rami morti e spezzati attaccati alla pianta. Cerchiamo di spiegare meglio: i rami non vengono tagliati completamente. Vengono escoriati, appuntiti con della carta vetrata e contemporaneamente spalmati con dell‘acido citrico diluito o del decolorante per mobili. Questa lavorazione conferisce al ramo sottoposto a tale processo il colore del legno morto, e lo proteggono dalla germinazione. Si tratta di una metodologia utilizzata per far apparire il bonsai più corto ed è adatto a tutte le conifere ed alcune latifoglie.

Il metodo Shari

Esso si basa essenzialmente sullo scortecciamento parziale dei rami e del tronco. Talvolta vengono sottoposte a tale passaggio anche le radici esterne. Il fine ultimo è quello di modificare l’aspetto della pianta, ovviamente, per renderla di aspetto più vissuto.  Si agisce in questo modo: si rimuove una striscia di corteccia dalla parte anteriore del bonsai, intagliandola verticalmente con un coltello affilato. Dopodiché i passaggi sono molto simili a quelli del metodo Jin: si liscia il legno con la carta vetrata e si applica o dell’acido citrico o del decolorante per mobili. Importante: quest’ultimo deve essere posizionato solo sulle parti scortecciate del bonsai.

Il metodo Sabamiki

E’ l’approccio da scegliere se si vuole ottenere un bonsai che appaia al contempo maestoso e particolarmente “datato”. Sabamiki significa “tronco cavo o spaccato”: questa tecnica viene definita infatti anche “a spacco” ed è adatta in particolare per albicocchi, ginepri ed ulivi bonsai.  Se si possiede un bonsai dal tronco danneggiatosi può incavare ulteriormente lo spacco e poi trattarlo come nei metodi precedenti, secondo il risultato che si vuole ottenere.

Photo Credit | Thinkstock

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