Camelie, come sono giunte fino a noi?

di Marion

La leggenda vuole che le camelie siano giunte in Europa nella seconda metà del ‘700 ad opera di un gruppo di mercanti inglesi del tutto inconsapevoli del reale valore del proprio carico. Questi infatti rimasero inebriati dall’aroma del tè, che viene ottenuto dalle foglie della Camellia sinensis, e chiesero di portare con sè alcuni esemplari di questa pianta. Solo una volta giunti in patria si accorsero però che era stata data loro un’altra varietà di camelia, di grande valore ornamentale ma del tutto priva di ogni proprietà aromatica, la Camelia japonica. La nuova pianta riscosse comunque molto successo tra i loro compatrioti e si diffuse come ornamentale.

Il primo esemplare di camelia giunse invece in Italia alla fine dell’800 e attualmente è ancora possibile ammirarlo al Giardino Inglese della Reggia di Caserta. Proprio da questo discenderebbero, per riproduzione da seme, le prime varietà di camelie a fiore rosso. Fu quindi nell’800 che la camelia ebbe la sua massima diffusione in Italia e in Europa con la nascita, a Milano, Genova e Firenze, di numerosi vivai specializzati nella sua coltivazione; tuttavia, inspiegabilmente, questo magnifico fiore finì nel dimenticatoio all’inizio del ‘900, forse a causa della scarsità di specie profumate e per la relativa limitatezza delle tonalità di colore disponibili.

Questo fino alla metà degli anni ’60 quando alla scoperta (nel 1964) la prima specie di camelia gialla, la Camellia Chrysanta, seguì la costituzione della Società Italiana della Camelia ad opera dell’industriale lombardo Antonio Sevesi. Il rinnovato interesse per la camelia permise da un lato la riscoperta delle varietà già in voga nel secolo precedente, dall’altro l’introduzione nel nostro paese di nuove varietà e cultivar. La Società Italiana della Camelia, è attualmente ancora attiva ed ha sede a Cannero Riviera (VB).

Nonostante l’abbandono di cui è stata vittima, credo che la camelia sia rimasta sempre viva e presente nell’immaginario collettivo di ciascuno di noi grazie ad Alexandre Dumas figlio che la celebrò in qualche modo nel romanzo dal titolo “La signora delle camelie”.

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