L’elicriso, bello anche secco

di Roberta

II suo nome scientifico deriva da due parole greche e significa letteralmente «giallo come il sole». Sin dai tempi più antichi queste coloratissime piante sono state assai apprezzate come specie medicinali, per la cura di varie affezioni quali quelle dei bronchi, della pelle e dei reni. Alcuni elicrisi vengono anche usati come componenti di ricette gastronomiche di tipo esotico, dato che in Asia orientale e in Africa gli indigeni si cibano abitualmente dei germogli di queste pianticelle. Comunemente gli elicrisi vengono chiamati «perpetuini», «semprevivi» o «zolfini».

Oltre che per decorare i giardini i  balconi, le roccaglie, i muretti a secco e le scarpate rocciose presso il mare, gli elicrisi trovano ampia applicazione nel campo delle composizioni secche, realizzate con fiori disidratati o lasciati seccare all’ombra, a testa in giù. La particolare consistenza pagliosa delle brattee che avvolgono i fiori veri e propri di queste piante sembra fatta apposta per far sì che queste corolle, una volta essiccate, sembrino davvero finte pur conservando una inimitabile grazia e bellissimi colori.

Nessuna preoccupazione per quanto riguarda la coltura degli elicrisi: basta annaffiare solo due volte la settimana, nella misura di due bicchieri di acqua per pianta o poco più. Infatti l’unico nemico per queste piante è l’eccesso di umidità. La concimazione consiste nell’aggiunta di concime minerale completo all’acqua delle annaffiature, da effettuare mensilmente da maggio a luglio. La raccolta dei fiori si esegue quando le corolle non sono ancora del tutto sbocciate, sia che i fiori debbano essere utilizzati subito per la composizione di mazzi sia che si desideri farli essiccare; in tal caso, bisogna appendere i fiori a testa in giù, in locale buio e fresco.

Grazie alla ricca fioritura che si prolunga per tutta l’estate fino agli inizi dell’inverno, l’elicriso è una delle piante più apprezzate per il giardino.

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