Okra Gombo, usi e proprietà

di gianni puglisi

Oggi vogliamo parlarvi di una pianta tropicale chiamata Gombo, una specie appartenente alla famiglia delle Malvacee, originaria dell’Africa tropicale e coltivata in tutti i Paesi caldi, soprattutto in Asia Minore; in Europa è diffuso solo in Grecia e nel Sud Italia. Il Gombo, meglio conosciuto con il nome di Okra (oppure Ocra) è molto utilizzato in erboristeria ma anche dall’industria tessile e, semplicemente, coltivata come pianta ornamentale.

L’Okra Gombo, botanicamente Abelmoschus esculentus, è una pianta erbacea che si caratterizza per le foglie di colore verde scuro e per i grandi fiori gialli, dall’alto valore ornamentale. Ai fiori seguono i frutti, la cui raccolta deve avvenire entro pochi giorni dalla fioritura, pena il diventare immangiabili. Anche il consumo deve avvenire molto rapidamente, e mal sopportano anche la conservazione in frigorifero.

Il Gombo viene usato in erboristeria come rimedio fitoterapico, grazie al suo alto contenuto di mucillaggini, ma non solo, e le parti utilizzate sono sia i frutti che le foglie. I frutti sono molto poco calorici e ricchi di vitamine, sia A che B, di calcio, zinco, acido folico e, naturalmente, fibre. Proprio quest’ultimi nutrienti sono la caratteristica principale del Gombo, ideale per chi soffre di disturbi intestinali.

I frutti dell’Okra Gombo possono essere consumati crudi in insalata, oppure per arricchire minestre e stufati. Per non perdere le virtù delle mucillagini di questa pianta, i frutti devono essere cotti a fuoco basso; al contrario, gli eccessi, prima di prepararli sciacquateli bene, tagliateli a rondelle e fateli sbollentare per due minuti in acqua con mezzo limone.

Le foglie di Okra, invece, si possono usare in tisana o come verdura da minestra o, ancora, per impreziosire i risotti e le insalate. Del Gombo si utilizzano anche i semi, dai quali si ottiene un ottimo olio da tavola; in alternativa possono essere seccati e macinati per ricavare una specie di caffè.

Infine, dalla fibra che si ottiene dai fusti macerati si può ricavare la carta o una speciale fibra tessile conosciuta con il nome di fibra di Gombo.

 

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