Birra, storia e natura in un bicchiere

di Redazione

Avete mai provato a riflettere su che cosa preme di più all’essere umano? Sicuramente, tra i vari grattacapi del cittadino moderno, c’è la necessità di una certa dose di sicurezza. Dalla parte online, basta guardare tutte le varie pubblicità che girano in rete a tal proposito, e ci sono anche articoli che riguardano il foodtech futuro.

Non c’è infatti blog sociale, economico, personale e così via che non parli di tale argomento e la palla al balzo sembrano averla afferrata sia bar che ristoranti e supermercati. Queste attività hanno infatti pensato bene di “ampliare la scelta” proponendo prodotti sempre freschi, rinnovati ed al gusto di chilometro zero.

Persino se andate al bar o al ristorantino sotto casa troverete “ad aspettarvi” una lavagnetta con tutte le novità del giorno. E, tra tutti questi prodotti, quale potrebbe essere quello più indicato per attirare una nuova clientela desiderosa di sperimentare il sapore della natura unità a quello delle novità? Tra i classificati c’è certamente la birra i cui birrifici artigianali si sono andati a moltiplicare enormemente in questi ultimi anni.

Ognuno di questi propone dunque una miscela particolare che sfrutta le erbe e le caratteristiche del territorio dalla quale essa proviene, ma dovete sapere che la sua origine non è da cercarsi sui monti tedeschi, ma bensì nei territori della Mesopotamia in un viaggio lungo millenni.

Presente addirittura nel famoso Codice di Hammurabi, tra le prime fonti legislative scritte, che ne regolava la produzione, la birra era utilizzata anche tra gli egizi come una sorta di medicina. Di tutt’altro avviso erano le popolazioni greche e romane che preferivano bere del vino e la consideravano come una “bevanda inferiore” degna solo delle popolazioni barbariche.

Com’è noto, le popolazioni provenienti dall’area scandinava, germanica e celtica la adoravano, ma ognuno aveva il suo modo “personale” di produrla. Chi ha dunque svoltato la faccenda? Come in una puntata in un casinò online o fisico è spesso il giocatore più improbabile a vincere la mano fortunata.

Fu dunque Santa Ildegarda da Bingen (1098 – 1179) ad aggiungere il luppolo come conservante, anche se mise in guardia contro i suoi effetti collaterali come la malinconia, alla luce dei suoi studi sulle varie erbe medicinali.

Poi fu il turno di Re Guglielmo IV di Baviera che, nel 1516, sottoscrisse il “Decreto di Purezza” che obbligava i birrai a produrre tale bevanda utilizzando solo ed esclusivamente tre ingredienti. Questi altri non erano che luppolo, malto d’orzo ed acqua, più facile di così!

Ma la birra, anche se fatta in questa maniera, poteva risultare dannosa per i suoi bevitori e quindi, per evitare problemi, ci ha pensato il chimico e biologo francese Louis Pasteur. Lo studioso, nell’Ottocento, introdusse dunque il famoso metodo della pastorizzazione rendendo la birra una bevanda finalmente sicura ed esente da tutti i problemi che potevano essere causati da una lavorazione “sin troppo artigianale”.

Al giorno d’oggi, di tipi e di varietà ce ne sono per ogni palato e per ogni tasca, ma si continua comunque a mantenere in auge tale “trinità” di ingredienti base. Lo sapevate? Alla salute!

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