Capnodio, insetto parassita degli alberi da frutto

di Valentina

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Se avete degli alberi d frutto, con molta probabilità potreste imbattervi nelle tracce lasciate dal Capnodio. Questo insetto, appartenente all’ordine dei coleotteri è particolarmente ghiotto di pomacee e drupacee e presente nelle nostre colture specialmente nel periodo estivo.

Il capnodio è un insetto facilmente riconoscibile: è dotato di un corpo di colore nerastro ingrossato e tozzo nella parte anteriore e più longilineo in quella posteriore. Può essere lungo fino a 28 mm. Diverso l’aspetto delle larve, prive di zampe, allungate di color crema. Il loro prototorace è molto vistoso e caratterizzato da un disegno a “v” capovolta più scura. Anche loro sono facilmente individuabili soprattutto per una lunghezza che può raggiungere senza problema alcuno anche i 6-7 centimetri. Nel nostro paese questo insetto è diffuso maggiormente nel centro e nel sud Italia, soprattutto nelle zone mediterranee. I primi adulti iniziano a comparire intorno a maggio e continuano per l’intera estate.

Il capnodio adulto ama cibarsi di foglie e di piccioli e rosicchiando la scorsa dei rametti degli alberi da frutto, dove poi depongono le uova che daranno vita alle larve. Queste scavano delle gallerie prima sotto la corteccia, e in seguito si dedicano al legno vero e proprio dove scavano gallerie molto profonde di tipo multidirezionale. Le parti della pianta più colpite sono i fusti, specialmente alla base e le radici. Il deperimento della pianta è abbastanza veloce e se questa è molto giovane, se attaccata, la morte è di solito la conseguenza maggiore. Un ciclo vitale di due-tre anni da modo alle piante di effettuare gravi danni ai nostri alberi da frutto.

La lotta contro il capnodio è di tipo chimico principalmente. Si agisce di solito con oli bianchi attivati da insetticidi di sintesi nel corso della ovideposizione specialmente nelle parte basale della pianta colpita. Questo nel caso la stessa abbia possibilità di sopravvivenza e sviluppo, altrimenti si tende a distruggerla per preservare gli altri esemplari.

Photo Credit | Zabra.at

 

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