Giacinti, curiosità e leggende

di Marion

Molto noti ed apprezzati nel mondo antico, i giacinti furono quasi dimenticati nel mondo occidentale fino a quando, nel 1570, un ambasciatore austriaco, ne portò alcuni bulbi a Vienna; da qui la loro crescente diffusione che li condusse a divenire tra i fiori più apprezzati del tempo, soprattutto nei Paesi Bassi.

Secondo quanto narrato da Ovidio nel decimo libro delle “Metamorfosi” Giacinto era il figlio di Amicla e Diomede. Inseparabile amico di Apollo, morì proprio a causa di quest’ultimo durante una gara di lancio del disco; Zefiro infatti, geloso dell’amicizia fra Apollo e il giovinetto, deviò il lancio del dio il cui disco ferì a morte Giacinto. In preda alla disperazione, Apollo tentò di salvare in ogni modo l’amico ma a nulla valsero i suoi tentativi. Fu così che il dio decise di trasformare le spoglie del giovane in un fiore di colore rosso porpora proprio come il sangue da questi versato e di dargli, in suo onore, il nome di Giacinto.

Sembra infatti che un tempo il giacinto fosse eslcusivamente di colore rosso, come testimoniato dalla stessa etimologia del nome (giak in greco indica il rosso scuro).  Il mito narra anche che Apollo scrisse di proprio pugno sui petali del fiore le sillabe AI AI, le stesse che un osservatore attento può scorgere ancora oggi. Nel linguaggio dei fiori il giacinto rappresenta l’allegria, ma in realtà può assumere significati differenti a seconda del colore: il giacinto rosso infatti significa dolore, mentre il giacinto blu rappresenta la coerenza.

Per concludere

Forse non tutti sanno che la forzatura del giacinto è una pratica piuttosto comune attraverso la quale si ottiene la fioritura dei bulbi anche in pieno inverno. In ogni caso, i giacinti sono i primi fiori a fare la propria comparsa in giardino e a dare un primo tocco di colore al grigio inverno che volge, finalmente, al termine.

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