La mosca olearia, il killer degli olivi

di gianni puglisi

La mosca olearia sembra essere la responsabile di un crollo di produzione dell’olio d’oliva. Parliamo di circa un 50 percento di produzione in meno rispetto all’anno scorso. La Bactrocera oleae Gmelin, questo il nome scientifico, è un insetto della sottofamiglia dei Dacinae, che causa danno qualitativi e quantitativi, perché non solo riduce la resa ma peggiora anche la qualità dell’olio, aumentandone per esempio l’acidità.

Il servizio dell’Azienda sanitaria di Firenze ha stilato un vademecum per limitare i danni prodotti dall’infestazione del parassita. Sei le regole fondamentali:

  • Monitoraggio. Per il monitoraggio degli insetti adulti si possono utilizzare trappole innescate già in giugno-luglio con attrattivi diversi; feromonici, per la cattura dei maschi, alimentari o cromotropiche gialle, per la cattura di femmine e maschi.
  • Raccolta anticipata. La raccolta anticipata è ideale, se e ne sono le condizioni, per limitare il danno qualitativo (aumento dell’acidità e dei perossidi prodotti dalle larve con difetti organolettici riscontrabili all’assaggio ) e quantitativo.
  • Metodo di raccolta. Favorite la raccolta manuale o meccanica, mentre si sconsiglia la bacchiatura, perché la mosca olearia attacca quelle in sovramaturazione e comunque il contatto con terreno, erba o altri agenti esterni, favorisce degradazioni ossidative e fermentative.
  • Trasporto e conservazione. Il lavoro deve essere moto rapido: non impiegate più di 24 per per stoccare le olive in cassette plastiche prima del frantoio, in ambiente asciutto e areato con temperatura di 10/15 gradi.
  • Trattamenti. La lotta biologica e chimica (esche proteiche avvelenate) può essere d’aiuto, ma deve essere costante.

 

Photo Credits | <a href=” http://www.shutterstock.com/gallery-2575513p1.html” rel=”nofollow”> Twenty20 Inc</a> / <a href=”http://www.shutterstock.com” rel=”nofollow”>Shutterstock.com</a>

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