Passiflora: caratteristiche e proprietà fitoterapiche

di Valentina

La passiflora (Passiflora Incarnata) è una pianta originaria del Sudamerica ma diffusa in modo capillare anche in Europa. Conosciuta anche sotto il nome di fiore della Passione, questa pianta è utilizzata in fitoterapia con estrema facilità grazie ad una sua peculiarità specifica: quella di abbattere gli stati d’ansia grazie ad una forte azione ansiolitica.

In Italia viene coltivata la Passiflora caerulea l’unica specie di questa famiglia in grado di sopportare i nostri inverni. La caratteristica principale di questa fioritura è quella di possedere, come già anticipato, delle proprietà ansiolitiche molto spiccate, sedative e coadiuvanti il sonno.  I principi attivi contenuti nella pianta sono infatti in grado di agire in modo diretto sul sistema nervoso concentrandosi in modo particolare sul midollo spinale e nei centri del sonno.

Esiste un particolare esame per misurare il livello di ansia di una persona, chiamato “Test di Hamilton”. Diversi studi condotti su questa pianta hanno dimostrato che la passiflora, se assunta come “estratto secco” per almeno un mese sia in grado di portare le persone ansiose a migliorare le proprie valutazioni in merito a questo test. La passiflora inoltre, proprio per la sua capacità di agire sui centri del sonno, è ampiamente utilizzata per combattere l’insonnia.

A renderla un’ottima pianta da utilizzare in fitoterapia è la sua scarsissima tossicità: anche assumendola ogni giorno nelle dosi normalmente prescritte dai naturopati la soglia di sovraddosaggio e velenosità rimane molto distante dall’essere raggiunta. Acidi fenolici, cumarine, fitosteroli ed eterosidi cianogeni: insieme ai flavonoidi sono questi i principali componenti della pianta. Alcuni esperti sostengono che i suoi effetti siano in tutto e per tutto pari alle benzodiazepine. Con un’unica differenza: l’origine, completamente natura, e la mancanza di effetti collaterali.

La posologia consigliata è quella dell’estratto secco nebulizzato e titolato in iperoside, la cui dose giornaliera va da 6 a 8 mg per kg di peso corporeo, suddivisi solitamente in due o tre somministrazioni, di cui una da posizionare la sera prima di andare a letto. Per ciò che riguarda l’insonnia, essa è in grado di provocare un sonno simile a quello fisiologico caratterizzato da un risveglio senza stordimento. Ed ancor più importante, non causa assuefazione.

Photo Credit | Thinkstock

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