Afide galligeno dell’abete rosso, insetto parassita

di Valentina

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L’afide galligeno dell’abete rosso è il nemico giurato degli alberi di natale. Si tratta di un insetto appartenente all’ordine dei rincoteri ed alla famiglia degli adelgidi e colpisce con particolare virulenza, l’abete rosso ed  il larice, mettendo a repentaglio entrambe le piante. 

Conosciute anche sotto il nome latino di Chermes abetis, è un afide abbastanza comune su queste piante. Praticamente invisibile nel suo esistere, al contrario è in grado di provocare un danno molto evidente alle sue vittime, in particolari nelle gemme. Quando colpite esse danno vita ad un germoglio anomalo con una galla tipica a forma di ananas nella parte basale, mentre all’apice trasformarsi in un rametto dalla quasi certa disseccatura dell’abete nel corso della stagione estiva. Il perché di questa forma “strana” è presto detto. Le galle, infatti, sono ricolme delle afidi galligene dell’abete rosso che al loro interno si nutrono e crescono per poi rompere questo involucro naturale ed uscire all’aperto per attaccare il larice o un altro abete,.

Le galle, una volta abbandonate necrotizzano, diventano brunastre e disseccano il germoglio. Il danno più grande avviene ovviamente proprio quando il ramo si secca, portando ad uno svuotamento della chioma ed al deperimento conseguente della pianta colpita. Il larice, quando colpito, mostra danni se possibile ancora peggiore perché gli afidi sulle sue foglie producono un ciuffo lanuginoso e ceroso di colore biancastro. Sono le punture trofiche a dare origine al tutto, aprendo la strada ad asfissia, fumaggini ed ustioni provocate da melata e cere create dagli insetti.  Il ciclo biologico dell’afide galligeno dell’abete rosso può durare anche due anni, ma è necessario sottolineare che sverna sull’albero come neanide protetta dalla sua secrezione cerosa.

La lotta contro questo fitofago è di tipo chimico e viene condotta con Piretroidi, aficidi specifici o Fosforganici attivati da Oli bianchi senza troppo indugiare, specialmente nei vivai dove si coltivano gli alberi di Natale.

Photo Credit | Thinkstock

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