Afidi della fragola, insetti parassiti

di Valentina

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Le specie di afidi che attaccano le nostre piante sono molteplici e di diverso tipo.  Oggi vogliamo parlarvi delle tre specie che attaccano in particolare la fragola e le piante spontanee che nascono nel terreno. Si tratta di insetti parassiti dell’ordine dei rincoti e del sottordine degli omotteri.

Essi appartengono al genere Chaetosiphon – Sitobion – Macrosiphum e condividono, per ognuna delle varietà, colore e dimensione. Parliamo di piccoli animaletti colore verdastro-rosato, dalle dimensioni variabili tra gli 1 e i due millimetri. Di solito vivo in colonie su tutta la pianta che emerge dal suolo causando notevoli danni, sia di tipologia diretta attraverso le punture trofiche che effettuano per nutrirsi, sia che danni indiretti per via della melata che producono in grandi quantità. Se ciò non bastasse, sono anche vettori di virus specifici della fragola. Il loro ciclo biologico è basato su diverse generazioni essenzialmente partenogenetiche nel corso di tutto l’anno, anche se di preferenza svernano come adulti nascondendosi tra le piante ospiti o nelle vicinanze.

La lotta agli afidi della fragola cambia a seconda della tipologia di coltivazione della pianta stessa. Di solito in serra ed in ambienti protetti viene condotta una lotta di tipo biologico, mentre in campo si effettua una lotta di tipo chimico. In caso di lotta biologica viene utilizzato un neurottero crisopide, la Chrysoperla carnea. Si tratta di un insetto che viene allevato quasi esclusivamente come antiparassitario naturale in molte biofabbriche italiane. Semplicemente vengono lanciati degli stati larvali di questo insetto all’interno dell’ambiente. Essi sono molto ghiotti di afidi: con il forcipe del suo apparato boccale la larva succhia l’interno degli afidi. Altre tipologie di insetto sono in via di sperimentazione.

In piena terra, data la difficoltà dell’approccio biologico, quando l’infestazione è molto ampia e diffusa nelle piante, si agisce attraverso interventi chimici mirati. Ma solo in caso di effettiva necessità.

Photo Credit| Inra.fr

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