Bonsai: la raffiatura

di Valentina

La raffiatura, nella cura del bonsai, serve ad evitare che i rami o il tronco della pianta rimangano segnate dalle torsioni che spesso dobbiamo applicare nei loro confronti con il filo per dare loro la giusta forma. Essa viene condotta con l’ausilio di raffia o gomme particolari.

Non bisogna sottovalutare l’importanza della raffiatura dei bonsai: essa non solo fascia l’albero in modo adeguato a livello fisico, ma consente di mantenere attorno alla pianta la giusta umidità ad essa necessaria per sopravvivere in modo adeguato. E’ consigliato, nonché importante, scegliere della raffia naturale, possibilmente larga e non stretta. La prima cosa da fare è mettere a bagno la raffia almeno un paio di ore prima, affinché possa ammorbidirsi bene e rendere più agevole l’attorcigliatura sul ramo del bonsai. Prima di farlo bisogna prendere tre o quattro fili (anche di più se parliamo del tronco, N.d.R.) e da un lato li pareggiamo e facciamo con un filo il nodo all’estremità. Si sceglie di solito di utilizzarne uno solo per non avere dei noi enormi.

Avvolgete poi il tutto in una piccola matassa che verrà trattenuta proprio dal nodo e messa a bagno. Ammorbidita adeguatamente la raffia (dovrà essere zuppa, N.d.R.) prenderemo la matassina e la stenderemo sul ramo applicando lo stesso senso di rotazione dello stesso. Più avremmo cura di stringere maggiore sarà la tenuta, ma ricordate: come una fettuccia deve essere gestita, non come uno spago da torsione. L’apposizione della raffia consente addirittura di evitare che parti morte del bonsai, ovviamente da eliminare nel giusto periodo, penzolino in maniera disordinata creando tensioni sbagliate alle piante.

Si tratta di un modo contestuale di proteggere e direzionare la pianta, a basso costo e soprattutto in modo molto naturale. Di solito questo intervento  viene condotto ogni sei mesi: passato questo periodo, la raffia deve essere eliminata per dar modo alla pianta di germogliare adeguatamente, lasciando solo il filo applicato in seguito alla raffiatura.

Photo Credit | Thinkstock

 

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