Parassiti delle piante: la Cameraria

di gianni puglisi

L’ippocastano è bell’albero imponente che ben si adatta ai nostri climi e che in primavera produce dei grandi fiori bianchi seguiti, in autunno dai frutti chiamati castagne amare. Nonostante sia una pianta molto resistente, l’ippocastano ha un solo ma terribile nemico: un parassita chiamato Cameraria, la cui azione può arrivare anche compromettere la vitalità dell’intera pianta.

Se prima l’ippocastano era il classico albero da parco, ora invece è poco utilizzato, se non come albero singolo, proprio per colpa della Cameraria ohridella, conosciuta anche con il nome di minatrice fogliare dell’ippocastano, un lepidottero proveniente dai Balcani che provoca il disseccamento delle foglie.

Questa farfallina, appartenente alla famiglia delle Gracillariidae, infesta esclusivamente l’ippocastano e in particolare quello a fiori bianchi, in quanto la varietà a fiori rossi viene colpita di meno. La Cameraria è capace di scavare lunghe gallerie all’interno della lamina fogliare provocando il disseccamento di tutto l’organo.

Questi parassiti compaiono in maggio e prima di deporre le uova, si concentrano sul tronco per poi dedicarsi alle foglie e in particolare alla pagina superiore, dove le femmine depongono le uova, dalle quali usciranno le larve che scaveranno delle gallerie all’interno.

In un primo periodo l’infestazione interessa la foglie che stanno in basso per poi diffondersi anche quelle più alte; l’attacco da parte della Cameraria è letale per l’ippocastano: basta pensare che in caso di forte aggressione la pianta può perdere le foglie già a giugno o a luglio e che, in caso di attacco ripetuto, può risentirne a livello di sviluppo vegetativo.

Purtroppo, contro questa vorace farfalla non ci sono veri e propri metodi di lotta, quello più semplice ed efficace consiste nel raccogliere e distruggere prima della fine dell’inverno le foglie cadute a terra perché all’interno svernano le crisalidi della Cameraria e, in questo modo ridurre le infestazioni della stagione vegetativa.

Solo in casi eccezionali e, quindi, in caso di infestazione massiccia, si potrà ricorrere ad applicazioni endoterapiche, ovvero a delle iniezioni al tronco, tenendo conto però che questo metodo rischia di ostacolare l’azione degli insetti antagonisti naturali della Cameraria.

 

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