La pianta del Cardamomo

di Daniela

Tutti conoscono il cardamomo, una spezia molto usata in cucina, però pochi sanno che la pianta dal quale viene estratta si chiama Elettaria cardamomum, una specie tropicale appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae, diffusa soprattutto in Malesia, India e Iran. Il cardamomo era conosciuto fin dai tempi degli antichi Greci e dei Romani che lo usano per produrre i profumi, ma anche per le sue proprietà curative.

L’Elettaria cardamomum, ovvero la pianta del cardamomo è arbusto alto fino a tre metri con radici rizomatose che generano steli eretti con due file di foglie lanceolate; su gambi separato si sviluppano le infiorescenze, cioè dei piccoli fiori bianchi con delle venature lilla; i frutti sono delle capsule lunghe circa un centimetro, contenenti semi molto piccoli di colore bruno-rossastro. Da questa pianta si ricava il cardamomo verde o cardamomo vero.

Esiste anche il cardamomo nero, molto più diffuso, ed è prodotto dalla Amonum subulatum, coltivata soprattutto in Nepal; proprio per la sua massiccia coltivazione, il cardamomo nero è anche molto più economico di quello cosiddetto “vero”: basti pensare che il cardamomo verde è la terza spezia più cara al mondo dopo zafferano e vaniglia.

Le parti usate come spezie sono i semi, ma siccome perdono velocemente l’aroma, in genere viene commercializzata tutta la capsula essiccata che, al momento dell’uso viene rotta e i semi macinati oppure sciolti.

Oltre che dall’Elettaria cardamomum, il cardamomo può essere ricavato anche dalla Elettaria repens, una pianta sempre appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae che si sviluppa nella zona dello Sri Lanka e dalla quale si ricava il cosiddetto cardamomo di Ceylon.

Il cardamomo verde viene usato come spezia per insaporire i piatti ma non solo: in India e in Iran è utilizzato anche per la cura delle infezioni dentali e gengivali, ma anche per curare le malattie della gola, le alitosi, le infiammazioni delle palpebre e contro i problemi digestivi. Anche il cardamomo nero viene usato nella medicina tradizionale, soprattutto indiana, cinese e iraniana, per curare la stitichezza, il mal di stomaco e i disturbi digestivi.

 

Photo Credit | Thinkstock

 

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