Lo scalogno, coltura autunnale

di Valentina

Lo scalogno (Allium ascalonicum) è una pianta molto simile alla cipolla e come lei coltivata per essere utilizzata in cucina e consumata. Si tratta di una delle colture autunnali più diffuse, sia nell’orto che in vaso. Una delle sue particolarità è proprio questa familiarità stretta con il suddetto bulbo: diversi studiosi la considerano una variante, altri una specie a se stante. Conosciamola meglio dal punto di visto orticolo.

Lo scalogno è una pianta di circa 20–30 cm di altezza, con foglie cilindriche. A differenza della classica cipolla, gli scalogni possiedono un bulbo di tipo composito e si riproducono molto più facilmente per via vegetativa.  Esso è di tipo “tunicato” è più piccolo ed è spesso caratterizzato dalla presenza di due o tre bulbilli più piccoli uniti in uno più grande. Le diverse varietà sono distinguibili grazie al differente colore delle guaine esterne che va da verde violaceo al rosso ed al giallo fino ad arrivare al grigio ed al bianco.

Ma non è solo il loro aspetto a differire: tipologie diverse, soprattutto a causa di diversi luoghi di coltivazione, presentano sapori più o meno forti.  Si tratta di una pianta di tipo poliennale, coltivata come annuale nel nostro paese e nel resto del mondo. Nel nostro paese l’interramento dei bulbi avviene nei mesi di ottobre e novembre, mentre nelle Americhe e nei luoghi più freddi si predilige una messa a dimora intorno alla fine dell’inverno.  Per aiutarne la crescita si può mettere in atto una concimazione con materiale minerale. I concimi organici favoriscono l’attacco della pianta da parte dei parassiti. Si può però utilizzare del letame a patto che sia ben maturo.

Per ciò che riguarda l’annaffiatura, l’irrigazione si ritiene necessaria solo nel caso non vi siano precipitazione e particolarmente nei mesi più caldi. Si tratta infatti di una pianta che mal tollera il ristagno d’acqua e l’eccessiva umidità.

Photo Credit | Thinkstock

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