Come coltivare il dragoncello

di Redazione

In Francia lo chiamano “Estragon” ed è una spezia molto diffusa in cucina dalle proprietà digestive e depurative, antisettico naturale, utile contro il mal di gola e il mal di denti. In Italia il dragoncello è diffuso soprattutto nella cucina  toscana dove si usa per realizzare una salsa che si usa per insaporire uova, carne, pesce, frutti di mare e verdure.

Come coltivare il dragoncello

Il dragoncello (Artemisia dracunculus), è una pianta erbacea perenne originaria dell’Asia centrale. Si può seminare sia in primavera che in autunno ma si può anche replicare la coltura per rizoma o per talea. In genere si lasciano 40-50 cm tra ogni cespo perchè la piante tende ad avere radici molto ramificate. Il trapianto si effettua tra aprile e maggio e il terreno deve essere lavorato in profondità in modo che possa attecchire con successo. Il clima ideale è un’area soleggiata senza vento, preferisce i climi temperati e teme le gelate improvvise ma anche il troppo calore.

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La potatura del dragoncello

Il dragoncello è una pianta perenne, che però coltivare per tre o quattro anni, facendola poi ruotare. La potatura si fa prima dell’inverno e se l’inverno è molto freddo è meglio coprire la pianta con una pacciamatura di foglie o paglia perchè non soffra troppo il gelo.

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Come irrigare il dragoncello

Non serve irrigare molto la pianta, ma bisogna intensificare l’irrigazione soltanto in presenza di prolungate siccità e specialmente durante la fioritura della pianta, tra luglio e settembre. Il dragoncello è generalmente una pianta molto resistente che non ha particolari problemi e difficilmente viene attaccato dai parassiti o dagli insetti. A volte però può capitare che sia attaccato dalla ruggine, una malattia crittogamica che si individua sulle foglie.

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