La fotosintesi clorofilliana

di gianni puglisi

Qualche giorno fa, nel post dedicato alle foglie, vi abbiamo detto che la loro funzione principale è quella di realizzare la fotosintesi clorofilliana, necessaria per produrre ossigeno. Sicuramente avrete sentito parlare di questo processo così importante per la vita nel pianeta, ma se gli ultimi ricordi risalgono alla scuola, vediamo, insieme brevemente, in cosa consiste la fotosintesi clorofilliana.

Le piante producono il loro nutrimento prendendo l’energia emessa dal sole, grazie proprio alle foglie, che riescono ad assorbirla grazie ad una sostanza di cui sono provviste che permette di “catturare” le radiazioni solari; questa sostanza è un pigmento di colore verde chiamato clorofilla. La clorofilla è concentrata in alcun corpiccioli detti cloroplasti che la producono se ricevono la giusta quantità di luce: non a caso le piante devono essere esposte alla luce, e se ciò non avviene perdono il loro colore verde.

L’energia della luce viene usata dalle piante per ottenere il nutrimento necessario attraverso un meccanismo chiamato fotosintesi, da foto, che significa in presenza di luce e sintesi, che vuol dire formazione di composti. Affinché la fotosintesi possa realizzarsi sono necessarie anche acqua e anidride carbonica; in presenza di tutti gli elementi, questo processo chimico dà origine all’ossigeno e al glucosio. È evidente, quindi, l’importanza della fotosintesi, in quanto purifica l’aria dall’anidride carbonica, sostituendola con l’ossigeno; in più, produce glucosio, indispensabile per il nutrimento della pianta stessa.

Se la fotosintesi avviene grazie al pigmento contenuto nelle foglie, forse vi chiederete cosa avviene in autunno quando quelle di alcune piante cadono; bene, in caso di piante caducifoglie, la fotosintesi si interrompe, per poi riprendere in primavera quando compariranno le nuove foglie. Il discorso è diverso per le foglie infestate dai parassiti, che invece non possono più produrre la fotosintesi e che quindi muoiono.

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