Oplocampa o Tentredine del pero, insetto parassita

di Valentina

L’oplocampa o tentedrine del pero è un piccolo imenottero dalla capacità innata di creare danno seri a questo albero da frutto. La sua presenza è molto discreta grazie alla sue dimensioni (circa 3-5 millimetri), ed inversamente proporzionale all’effetto che produce sulla pianta ed ai suoi frutti.

Il piccolo imenottero adulto, di colore brunastro è pericoloso solo perché in grado di riprodursi. L’oplocampa è al massimo della sua pericolosità invece nella forma larvale. Queste, di colore biancastro-rosato, vivono in modo esclusivo all’interno dei frutticini, dove si nutrono e crescono. Ovviamente il danno sulle pere sarà nei casi migliori molto evidente. Alcuni di essi infatti non riescono a raggiungere la maturità di frutto mentre gli altri presentano dimensioni minori, una certa deformazione e  non solo il foro nel quale la larva di tentredine del pero è cresciuta e si è cibata, ma anche la galleria attraverso la quale sono uscite per impuparsi. Questo insetto sverna come larva matura nel terreno e gli adulti iniziano fin dalla primavera, ad aprire, a girare ed a riprodursi, posandosi sui fiori, alla base dei sepali. Nel corso dell’estate le larve godono di tutti ciò che i frutticini possono offrire loro.

La lotta contro l’oplocampa deve essere condotta con un certo criterio per poter essere considerata efficace. Di solito è di tipo guidato e passa per un monitoraggio preventivo della popolazione di insetti per comprendere la grandezza dell’attacco attraverso delle trappole cromotropiche di colore bianco. Esse vengono poste intorno ad aprile, prima della deposizione delle uova e se si trovano circa 10-20 adulti per trappola, è necessario agire per combattere la presenza degli stessi. A seconda della varietà di albero di pero e della sua resistenza, vengono effettuati diverse tipologie di interventi in differenti momenti. Esiste un prodotto specifico per questo tipo di attacchi, che risulta essere anche un ottimo aficida e che si può trovare nei negozi specializzati.

Photo Credit | Inra. fr

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