Calotterice vergine, insetto utile

di Valentina

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La calotterice vergine è un insetto abbastanza importante, in azione nel corso dell’estate, del quale è necessario parlare. E la motivazione deve essere ricercata nel fatto che si tratta di un insetto utile, uno di quelli che mangiano altri insetti che possono essere pericolosi per le nostre colture floreali ed ortive.

La calotterice appartiene al sottordine degli zigotteri. Questo significa che parliamo di insetti che si distinguono dalle libellule pur assomigliando loro molto per la conformazione delle ali e per il modo nel quale le tengono chiuse quando non volano. Una differenza che potrà sembrare poco interessante ma che ci consente di distinguere i due animali in modo molto più veloce. La calotterice vergine maschio e quella femmina differiscono per un dismorfismo sessuale abbastanza evidente:  il maschio ha ali brune e corpo azzurro metallico ed una colorazione che si estende anche ad  alcune nervature di tipo longitudinali. Al contrario la femmina  è dotata di ali brune e di un corpo bruno-verdastro caratterizzato da riflessi iridescenti.

Questo tipo di insetto è facilmente riscontrabile vicino ad acque correnti. Canali, piccoli corsi d’acqua sono il suo habitat preferito, insieme ai piccoli fossi. Nel nostro paese è presente lungo tutta la penisola, talvolta anche lontano dall’acqua nelle radure e nei boschi ( e per esperienza personale posso confermarvi che trovarsene una davanti è davvero interessante, N.d.R.).

Passiamo ora a parlare del suo aspetto più importante. La calotterice è un insetto zoofago, quindi predatore di larve di insetti, ed addirittura piccoli pesci nel caso dei più giovani. Gli adulti sono in grado di catturare insetti di vario genere anche in volo. Essi fanno la loro comparsa dall’inizio di maggio e gli sfarfallamenti non di rado continuano fino alla fine di agosto. Il loro ciclo biologico completo dura due anni nei quali gli esemplari vivono liberamente fino alla maturità: essa dura circa un mese ed è il momento nel quale avviene l’ovideposizione.

Photo Credit | Cackel

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