Piante carnivore, anche loro hanno una memoria a breve termine

di Daniele Pace

Sono servite diverse ricerche per andare alla scoperta di come le piante carnivore possano contare su una memoria a breve termine per quanto riguarda le loro prede. Uno studio particolarmente interessante, che ha messo in evidenza, come la memoria a breve termine di piante come le venere acchiappamosche, può avere una durata che si aggira intorno ai 30 secondi.

Piante carnivore, ecco l’elemento fondamentale per la loro memoria a breve termine

Qualora dovesse capitare che un insetto vada a toccare la venere acchiappamosche, ecco che non provocherà alcun tipo di reazione. Quello che farà scattare l’input di reagire alla pianta sarà il secondo tocco, dopo il quale la pianta richiuderà le proprie foglie in maniera tale da bloccare al suo interno la preda.

Fino a questo momento, nessuno aveva capito come funzionasse questo meccanismo di cattura e come queste piante siano in grado di ricordare il primo tocco delle varie prede. Una ricerca scientifica che ha trovato spazio sulla ben nota rivista Nature Plants, metterebbe in evidenza come tali piante carnivore sfrutterebbero un elemento ben preciso, ovvero il calcio, per stimolare tale meccanismo.

Nell’ambito scientifico, in tanti erano già ben consapevoli che alcune tipologie di piante fossero in grado di gestire una vera e propria memori a breve termine, come è stato perfettamente messo in evidenza anche da parte di MItsuyasu Hsebe, un biologo che lavora presso l’Istituto Nazionale di Biologia di base, a Okazani, in territorio nipponico. Un caso che può sicuramente aiutare a capire il complesso meccanismo a cui stiamo facendo riferimento è certamente quello della vernalizzazione, in cui le piante sono in grado di memorizzare le lunghe fasi delle rigide temperature invernali, per poi cominciare a fiorire nel corso dei mesi primaverili.

La memoria a breve termine delle piante, però, funziona in maniera molto più complessa e misteriosa e già il caso della vernalizzazione ha permesso di svelare come venga coinvolto il calcio all’interno di tale processo. I livelli di concentrazione del calcio, quindi, sarebbero proprio l’elemento in grado di far la differenza in riferimento all’apertura piuttosto che in merito alla chiusura delle foglie della venere acchiappamosche. E, di conseguenza, al secondo tocco che la preda compie sulla pianta, ecco che andrebbe a provocare la chiusura delle foglie.

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