Piante di Natale? Belle ma velenose

di Valentina

Il giorno di Natale è passato, ma le piante che abbiamo comprato per abbellire la nostra casa rimangono con noi e si spera lo facciano a lungo con le dovute cure. Sapevate che la maggior parte di esse sono estremamente velenose?

Parliamo di stella di Natale, dell’agrifoglio e del vischio. Sono le tre piante forse più significative e riconosciute da tutti. Ed anche le più pericolose per animali e bambini, gli esseri viventi che possono rischiare con più facilità di portarle alla bocca, seppur involontariamente. Quando queste piante natalizie vengono portate in casa, conoscerle bene può aiutare a renderle totalmente inoffensive.

Partiamo con il vischio. Il viscum album è come sappiamo un cespuglio sempreverde che cresce sugli alberi a foglie caduche e sulle conifere. E’ una pianta parassita epifita che si ciba delle sostanze nutritive del suo ospite. Ad essere velenose nel suo caso sono i semi, le foglie e le bacche. Tutti e tre questi elementi contengono delle viscotossine che possono causare mal di pancia, vomito e diarrea, dilatazione della pupilla, vista doppia, collasso, allucinazioni e convulsioni. Capirete che è bene tenere a debita distanza i bambini e gli animali domestici.

Anche la stella di natale è tra le piante da temere, soprattutto perché attirate dai colori entrambe le categorie sopracitate potrebbero aver voglia di assaggiarla in qualche modo. La parte velenosa della poinsettia è il lattice che sgorga quando si rompono le foglie o vengono tagliati i fusti. Quando la sua linfa viene a contatto con la pelle può causare prurito, piccoli eritemi e vesciche mentre se ingerita può causare nausea, vomito, diarrea ed addirittura perdita di coscienza.

Abbiamo poi l’agrifoglio. Con le sue bacche rosse ed un fogliame verde scuro lucente è la pianta simbolo per eccellenza. Sono proprio le bacche e le foglie ad essere la sua parte velenosa: se ingerite possono provocare torpore, nausea, vomito, diarrea intensa, crampi addominali e disidratazione.

Photo Credit | Thinkstock

 

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