Schefflera, la pianta delle “scintille”

di Roberta

II nome scientifico della Schefflera deriva da quello del naturalista J.C. Scheffler, vissuto a Danzica dove si occupò di insegnamento e di ricerche in campo botanico.

La schefflera è stata portata in Europa solo nel 1700 e per lungo tempo essa è stata confusa con le aralie, errore che del resto viene spesso compiuto anche oggi, soprat­tutto quando gli esemplari sono ancora mol­to giovani e, quindi, non ancora ben carat­terizzati.

È interessante ricordare che presso le tribù dei Maori, nella Nuova Zelanda, il legno della Schefflera digitata, che è molto tenero, viene utilizzato per ottenere il fuoco median­te la frizione di due legni secchi, di diver­sa durezza, che vengono sfregati tra di loro sino a farne scaturire la scintilla.

La schefflera si impiega come una comune pianta da appartamento, ma con una parti­colare attenzione alla «forma» di questi arbusti che, se hanno una caratteristica, di­ciamo così, negativa è quella di possedere una chioma piuttosto disordinata e che si allarga in modo irregolare.

Le schefflera non sono piante difficili da col­tivare e neppure da ambientare: hanno pres­sappoco le stesse esigenze delle aralie e del­la Fatsia japonìca, assai diffuse come piante d’appartamento, ma abbastanza delicate per quanto riguarda le annaffiature. Infatti, non sopportano l’atmosfera arida, ma soffrono molto per l’eccesso di umidità presso le ra­dici. Per eliminare questo inconveniente l’i­deale è coltivare la schefflera in vasi da idro­coltura, oppure in vasi con riserva d’acqua, in modo che le piante possano assorbire spontaneamente il liquido di cui hanno bi­sogno. Importanti sono anche le irrorazioni giornaliere al fogliame, o al massimo ogni due giorni, usando una pompetta vaporizzatrice. È consigliabile aggiungere settimanal­mente all’acqua delle irrorazioni qualche goccia di stimolante ormonico, nella dose di cinque gocce per ogni litro. Per quanto riguarda la concimazione basta somministra­re ogni mese la giusta dose di estratto di al­ghe aggiungendo 2 g di solfato di ferro sciolti in mezzo litro di acqua.

Un’ultima raccomandazione: evitare di espor­re queste piante al sole, pur dando loro la massima luminosità diffusa.

Dato che il fogliame della Schefflera è piut­tosto fragile e si spezza con facilità, è op­portuno dare a queste piante il maggior spa­zio possibile, evitando di tenerle troppo ac­costate ad altri esemplari, il che provoche­rebbe, quasi sicuramente, la stentata cresci­ta della vegetazione nuova, senza contare che le foglie più tenere finirebbero per romper­si se sottoposte al contatto con altre specie dai rami rigidi e dalle foglie molto dure, sul tipo del ficus o della sansevieria

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