Tecniche colturali: l’imbianchimento e il diradamento

di gianni puglisi

A proposito di tecniche colturali vi abbiamo già illustrato la sarchiatura, la rincalzatura, e la pacciamatura; oggi è il turno di imbianchimento e diradamento. L’imbianchimento serve ad impedire alla luce del sole di colpire alcuni ortaggi in modo da far diventare le foglie e i fusti di colore bianco e non verde; questo perché alcune verdure, se possiedono le foglie bianche, hanno un sapore migliore e sono più croccanti.

Togliendo la luce alle verdure non si formerà la clorofilla, cioè il pigmento che conferisce il colore verde agli ortaggi; un esempio di imbianchimento è quello di alcune specie di insalata come l’indivia che viene sottoposta ad a questo procedimento per migliorarne il sapore. Per effettuare l’imbianchimento bisogna coprire la pianta con un vaso di plastica, al quale andranno chiusi fori di scarico per non far entrare la luce; dopo poche settimane di oscurità, le foglie saranno di colore bianco.

Il diradamento è una tecnica colturale che viene effettuata per diradare i frutti di piante che ne producono in grandi quantità, come la vite e il pesco; una parte di questi frutti vengono eliminati da piccoli, in modo da permettere agli altri di svilupparsi pienamente. La tecnica del diradamento serve per far risparmiare energia alle piante e, quindi, assicurarsi una buona produzione fruttifera l’anno successivo.

Negli alberi da frutto come i meli, i peri e i peschi bisogna lasciare un paio di frutti per ogni corimbo ad una distanza di circa 15 centimetri l’uno dall’altro, e quest’operazione va fatta verso la metà di giugno; anche per i susini la procedura è la stessa, mentre gli intervalli di spazio sono di circa 8 centimetri.

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