Utricularia, il genere di piante carnivore più grande del mondo

di gianni puglisi

Al genere Utricularia appartengono ben 215 specie di piante carnivore appartenenti alla famiglia delle Lentibulariaceae, diffuse in quasi tutti i continenti e che vivono in acqua dolci e in suoli ricchi di acqua. Le Utricularia sono spesso coltivate per i loro fiori molto simili a quelli delle Bocche di leone e di alcune orchidee.

L’Utricularia cattura i piccoli insetti per mezzo di trappole ad aspirazione chiamate utricoli; le specie terrestre hanno trappole più piccole rispetto a quelle delle specie acquatiche che riescono a nutrirsi addirittura di girini, ma ciò non deve meravigliare più di tanto dato che gli utricoli sono annoverati tra le strutture più sofisticate del regno delle piante.

Le Utricularia possono sopravvivere bene in quasi ogni luogo, basta che ci sia acqua dolce per almeno buona parte dell’anno e infatti, non sono presenti nelle isole oceaniche e nell’Antartide; la maggior parte delle specie sono diffuse in Sudamerica e in Australia. Le specie acquatiche galleggiano sulla superficie di stagni e di acqua ferme con fondali fangosi, anche se ci sono specie che riescono a vivere anche in corsi d’acqua che di muovono e vicino alle cascate. Preferiscono le acqua acide ma tollerano anche quelle alcaline.

Le specie terrestri di Utricularia sono generalmente tropicali ed epifite e crescono sulle cortecce spugnose degli alberi delle foreste pluviali oppure all’interno delle rosette piene d’acqua di altre epifite; esistono anche specie di Utricularia litofite.

Di queste piante carnivore, i fiori sono l’unica parte visibile al di sopra dell’acqua o del terreno; generalmente vengono prodotti all’apice di uno stelo lungo e sottile e consistono i due petali asimmetrici simili a labbra con quello inferiore più grande di quello superiore. Nelle specie acquatiche i fiori sono simili a quello delle Bocche di leone, mentre nelle epifite assomigliano a quelli delle orchidee e, in ogni caso, sono molto decorativi.

 

Photo Credit | Getty Images

 

 

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