Bouquet di ortensie, minigerbere, calle e margherite

di Sara Cattaneo Commenta

 

“È tutto ciò che ho da offrire oggi –
Questo, e il mio cuore accanto –
Questo, e il mio cuore, e tutti i campi –
E tutti gli ampi prati –
Accertati di contare – dovessi dimenticare –
Qualcuno la somma potrà dire –
Questo, e il mio cuore, e tutte le Api
Che nel Trifoglio dimorano.”

E.Dickinson

Nei fiori stretti da nastri, nei profumi e nei colori,  è racchiuso l’ultimo omaggio che il futuro marito consegna all’amata prima delle nozze. Quello, e il suo cuore accanto: saranno i fiori più amati, e lei li stringerà tra le mani per tutto il giorno. Il bouquet è il frutto di una serie di tradizioni che si sono sovrapposte e mescolate nel corso dei secoli. In origine, era composto dalle aromatiche, soprattutto il mirto – la vera “pianta dello sposalizio”, il sempreverde che già nell’antica Grecia era simbolo dell’amore, della bellezza e dell’energia vitale –  che venivano scelte per il potere che si riteneva avessero di allontanare gli spiriti maligni che potevano incombere sulla felicità della coppia.

L’uso dei fiori apparteneva anticamente, infatti, solo all’area orientale e araba, in cui la donna che doveva sposarsi veniva adornata di delicati e profumati fiori d’arancio, simbolo di fertilità e purezza. Quando, nel periodo delle Crociate, il mondo arabo e quello occidentale si incontrano, probabilmente questa tradizione viene accolta e adottata.

Il bouquet delle fotografie è composto da ortensie, minigerbere gialle, calle rosa, margheritine gialle, cipresso con le sue bacche. I colori sono vivaci e allegri, e il mazzo è legato da un nastro di juta e di raso color tortora. Il tocco di giallo all’interno dei toni rosa e viola regala solarità e luminosità al bouquet. Per accompagnare la sposa lungo il tragitto che la porterà, con tutto lo spirito beneaugurante che i fiori possono racchiudere, a varcare la soglia dei suoi desideri e entrare nel mondo delle speranze e delle promesse esaudite.

 

 

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