Orobanche, piante “ladre” di DNA

di Valentina

Esistono delle piante “ladre” di DNA: le orobanche, una famiglia di esemplari infestanti che sarebbero in grado di depredare pezzi di materiale genetico dell’organismo dal quale dipendono per inserirlo nel proprio genoma. E’ stata una ricerca della Penn State University a presentare al mondo questo strano comportamento.

Si tratta di un modus operandi molto raro. Le orobanche sono già conosciute per essere una delle categorie di piante più dannose per l’agricoltura: ora si aggiunge allo schema totale questa loro particolarità.  Esse infatti riescono a eseguire lo scambio di DNA sopracitato utilizzando un meccanismo che fino ad ora era sembrava essere esclusivo dei batteri.

Avviene quello che scientificamente è definito un trasferimento genico orizzontale (HGT). Quando le orobanche si attaccano al loro ospite, come ogni pianta parassita che si rispetti iniziano a sottrarre acqua, zuccheri e minerali. Ai quali aggiungono piccole sequenze di DNA e RNA. Nonostante la diretta testimonianza dell’evento gli scienziati che hanno studiato le piante ancora non sono riusciti a spiegare con certezza il meccanismo ipotizzando che ciò sia possibile a causa del rapporto stretto che le orobanche instaurano con coloro che parassitizzano.

I ricercatori sono arrivati alle loro conclusioni dopo aver analizzato il comportamento di tre piante appartenenti alla famiglia delle orobanche: la Triphysaria versicolor, la Striga hermonthica,  e la Phelipanche aegyptiaca. Sembra che da questi furti le piante in questione riescano a modificare il loro genoma quel tanto che basta per rinforzare quelli che sono i loro punti deboli, come la resistenza alle malattie. Scoprirne il funzionamento potrebbe aiutare a scoprire come sconfiggerle quando agiscono da piante infestanti i terreni agricoli.

Photo Credit | Thinkstock

 

 

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