L’ulivo “Bianca di Gorgona”

di Valentina

Qualche tempo fa abbiamo parlato di detenuti che coltivavano l’orto in carcere, provvedendo in questo modo al loro fabbisogno di vegetali. Anche oggi parleremo di carcere, ma per una pianta totalmente diversa: nell’isola di Gorgona, all’interno di un penitenziario, è stata infatti isolata una specie di ulivo centenaria ed in via d’estinzione. Ne esistono solo 20 esemplari al mondo, ed è stata ribattezzata la “Bianca di Gorgona”.

Il piccolo lembo di terra di questa prigione della piccola isola toscana ha fatto in modo tale che questo esemplare venisse conservato e potesse crescere indisturbato. La cosa particolare di questa specie è che ha ricevuto un nome vero e proprio solo nel luglio del 2012 con la registrazione presso il Repertorio Regionale delle risorse genetiche autoctone toscane. La storia di questa pianta d’ulivo è molto interessante: questo perché la sua unicità è stata “scoperta” proprio dall’agronomo che lavora nel carcere costruito nel 1869 su quest’isola. Insieme agli esperti del CNR ha analizzato il patrimonio genetico degli alberi “rinchiusi” all’interno del penitenziario e si è accorto che questo uliveto aveva un DNA totalmente differente da quello degli esemplari sulla terraferma.

Questo perché questi particolari ulivi hanno pian piano modificato il loro essere a causa delle condizioni ambientali della piccola isola. Questo fatto fa sorridere, visto che di per se stesso il carcere basa il recupero personale dei suoi ospiti proprio sul lavoro agricolo. Quella che per chiunque sembra essere solo una piccola novità da poco conto, potrebbe presto trasformarsi per gli abitanti del carcere in un modo ulteriore di riabilitarsi. Per il suo numero esiguo di esemplari questo albero può essere considerato a rischio di estinzione: la coltivazione di nuovi esemplari potrebbe essere affidato direttamente ai detenuti, unendo un passo botanico obbligatorio ad una grande opera sociale, dando modo al carcere di sostenere le proprie spese con il passare del tempo attraverso la vendita dell’olio ricavato.

Photo Credit | Thinkstock

Commenti (1)

  1. Quante corbellerie vengono dette sull’isola di Gorgona da persone che ci vengono un giorno e poi se ne vanno. Ulivi unici, animali che parlano, agronomi e veterinari imnprovvisati che si si fanno belli con i soldi del ministero di Giustizia. Qui l’unica realtà è che il carcere non regge più, non ci sono più soldi perché la sua gestione è stata disastrosa ed ha distrutto il tessuto civile dlel’isola. Se qualcosa va salvaguardato è il suo paese e i suoi ultimi abitanti. (Comitato Abitanti Isola di Gorgona-www.ilgorgon.blogspot.com)

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