Afide nero del castagno, insetto parassita

di Valentina

Purtroppo i castagni italiani sono sottoposti a grandissimo stress da parte di diversi parassiti. E sebbene il più pericoloso sia di origine orientale e ve ne parleremo presto, oggi vogliamo concentrarci sull’afide nero del castagno, un problema decisamente autoctono per le nostre piante ed i nostri raccolti.
L’afide nero del castagno è un insetto appartenente all’ordine di rincoti ed alla famiglia dei lacnidi che ovviamente predilige come ospite la tipologia di albero contenuta nella sia definizione. L’adulto possiede una apertura alare pari fino a 6 millimetri di lunghezza mentre quella priva arriva fino ai 4. Il suo corpo è dotato di lunghe zampe, appare slanciato e di colore nerastro. Le ali sono trasparenti e caratterizzate da piccole macchioline nere. Questo piccolo insetto non è eccessivamente pericoloso per il castagno se non in gran numero sulla pianta, ma è caratterizzato da una forte resistenza e da un ciclo biologico davvero importante che va dalla primavera all’autunno. Mesi e mesi di attività trofica sui rami lignei più giovani e sui polloni.

Il risultato? La pianta deperisce e la produzione di castagne perde in qualità. Senza contare che la sua presenza apre la strada anche all’afide giallo del castagno, che raddoppia in tal senso i pessimi “frutti” del lavoro del suo collega nero. Ad ogni modo l’afide nero del castagno sverna come uovo bruno-nerastro lucido sui rami. Il loro numero è così alto che dove vengono deposti la corteccia appare invisibile. Le generazioni che si susseguono dalla primavera sono molteplici ed è sulla forma ovulare dell’insetto parassita che bisogna concentrare i propri sforzi.

La lotta contro l’afide nero del castagno, come vi abbiamo suggerito raccontandovi le sue caratteristiche di solito non viene attuata se non per forti infestazioni. Se quest’ultime sono presenti si agisce direttamente sull’ovodeposizione invernale con oli bianchi attivati o in primavera con aficidi o fosforganici. Ma solo se la presenza rischia di mettere davvero a rischio la pianta.

Photo Credit | Thinkstock

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