Cina, gelsomino messo al bando

di Valentina

La Cina è un paese particolare: dalla forte tradizione, ma al contempo estremamente moralista e censore in molti casi. E’ la sua natura. Ma davvero pochi si aspettavano che potesse allungare la sua scure “repressiva” anche verso un fiore che da sempre lo rappresenta. Parliamo del gelsomino, un fiore molto bello e da sempre tradizionale del paese orientale. Una pianta addirittura “cantata” letteralmente da un presidente  in diverse occasioni: Hu Jintao ha spesso infatti recitato il poema  “Mo Li Hua” in pubblico.

Eppure oggi  questo fiore è talmente osteggiato a tal punto da essere stato ritirato dal commercio in alcune zone della Cina.

Questo gradevole fiore spontaneo, appartenente alla famiglia delle Oleaccee, è caratterizzato da dai fiori stellati di colore bianco o giallo dal notevole profumati. La sua versione più nota è conosciuta sotto il nome scientifico di Jasminum officinale, mentre una delle sua varianti più pregiate è rappresentata dal Jasminum umile, mentre quella più utilizzata per comporre profumi è la Jasminum Grandiflorum.

Ma come è nata questa avversione cinese a questo straordinario e semplicissimo fiore, spesso utilizzato nel paese anche per aromatizzare il tè? Bisogna tornare indietro di qualche mese, e recarsi in Egitto, un paese colpito recentemente da moti popolari, conosciuti sotto il nome di “rivoluzione del gelsomino”. Nel febbraio di questo anno in rete, qualcuno incominciò ad invocare una rivoluzione similare anche in Cina, da sempre paese molto controverso in merito ai diritti umani.

Partendo da quella “minaccia” velata e virtuale, il governo cinese ha deciso prima di tutto di bloccare la diffusione del termine gelsomino in rete, fino ad arrivare al blocco dei caratteri che compongono il nome di questo fiore.

Simbolo di purezza da sempre il gelsomino non è il primo fiore ad essere stato “utilizzato” a scopi non botanici. Basti ricordare la Rivoluzione dei garofani nel 1974 in portogallo, o quella delle rose in Georgia, nell’ex unione sovietica, o ancora quella dei tulipani in Kirghizistan nel 2005.

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