Come fabbricare un fertilizzante a base di piante selvatiche

di gianni puglisi

Con l’arrivo della primavera, qualche volta le colture hanno bisogno di risvegliarsi dai torpori invernali; una buona idea per affrontare al meglio questo periodo è quella di fabbricarsi da soli i fertilizzanti usando come ingrediente principale alcune delle erbacce considerate di solito “materiale di scarto” del giardino, come le piante selvatiche, le ortiche, le felci e il tarassaco. 

Questi fertilizzanti sono di facile preparazioni, assolutamente naturali, e quindi non danneggiano le piante, e anche piuttosto economici. I fertilizzanti naturali devono essere utilizzati per stimolare l’attività del suolo e restituirgli vigore; inoltre sono in grado di far penetrare gli elementi nutritivi al di sotto delle foglie.

Le sei piante selvatiche più adatte a questo scopo sono: la felce, che può essere usata come pacciamatura ai piedi delle piante commestibili, è utile in quanto apporta potassio, il Symphytum, che favorisce la crescita dei semi e lo sviluppo delle colture, il tarassaco, che stimola il terreno e la vegetazione, l’ortica, in grado di stimolare la flora di microbi del terreno e rinforzare le piante, e la calendula che serve a renderle vigorose; queste quattro piante devono essere utilizzate come decotto da spruzzare prima che marcisca.

L’ultima selvatica ideale da usare come fertilizzante naturale è l’equiseto, da somministrare anch’esso come decotto da vaporizzare, e serve a rendere le piante rigogliose.

 

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