Innesto, cosa bisogna sapere

Prima di continuare ad affrontare le differenti tipologie di innesto che è possibile applicare a seconda della pianta sulla quale dobbiamo operare, è bene porre dei “paletti” su quelle regole base che debbono regolare ogni innesto degno di tale nome. Si tratta di accorgimenti e di consigli che molti di voi sicuramente già conoscono, ma che non è mai deleterio “ripassare” al fine di evitare dimenticanze e piccoli guai non riparabili sulle nostre piante.

La prima cosa da ricordare è che la marza ed il portainnesto sono strettamente collegati l’uno all’altro. Entrambi debbono essere preparati con cura al fine di avere la “giusta” influenza reciproca. Sarebbe davvero un peccato che l’intervento avesse esito negativo per la poca cura messa in atto sulle sue due componenti principali. E’ in questo ambito che si insinua il fattore polarità: al pari di ciò che riguarda la propaggine e le talee, è necessario rispettare la polarità della pianta quando si prepara un innesto, sia esso a gemma o a triangolo. E la marca stessa non dovrà risultare non in linea con quella che era la sua posizione naturale.

Spesso i neofiti tendono a non farci caso, ma delle condizioni ambientali adeguate sono uno dei fattori primari necessari al fine di un innesto valido. La temperatura deve essere necessariamente tra i 25° ed i 30°, in modo tale da stimolare la formazione del callo, e se possibile deve essere presente una elevata dose di umidità, per evitare che lo stesso si asciughi troppo. Quando queste condizioni ambientali non sussistono, talvolta si adottano particolari tecniche di condizionamento al fine di ottenere ”forzando” gli elementi, lo stesso risultato.

Ultimo, ma non per importanza, le piante debbono essere affini. Non si può  pensare di innestare una sull’altra delle piante che presentano incompatibilità di tipo reciproco. Più le piante presentano parentele genetiche, migliori saranno le possibilità di riuscita dell’innesto.

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